domenica 13 dicembre 2009

Tagli ai servizi ferroviari, per i cittadini di serie B

Subito dopo aver sottoscritto con la Regione Marche un contratto di servizio con annesso accordo per la garanzia del servizio ferroviario a media e lunga percorrenza, e delle fermate esistenti, Trenitalia ha disposto il taglio di fermate importanti, che peggiorerà il servizio, per i pendolari e per gli utenti. v. http://www.norme.marche.it/Delibere/2009/DGR1837_09.pdf
Il trasporto ferroviario non è liberalizzato, nel senso che Trenitalia nelle Marche, e non solo, è l'unico operatore, e beneficia di contributi statali e regionali pur applicando un sistema di tariffazione non libero, bensì regolamentato.
La gestione dei contratti di servizio con l'operatore compete alla Regione, dopo il decentramento compiuto ai sensi del d.lgs 422/97 e del d.lgs 400/99.
In generale, il mancato rispetto dei contratti di servizio può comportare l'applicazione di penali, corrispondenti alla decurtazione di quote di contributi.
Nelle Marche, quanto accaduto non ha portato ad unire le forze politiche nell'intento di chiedere pari dignità con altre Regioni, che possono fregiarsi dell'alta velocità e di investimenti infrastrutturali maggiori, in rapporto alla popolazione ed al territorio servito.
La crisi penalizza gli investimenti, ma non nelle Regioni forti (della debolezza delle altre).
Gli investimenti per i treni ad alta velocità in questi anni sono stati ingenti, e sono andati a beneficio di Regioni più forti, come peso politico, che si trovano sul versante Tirreno.
Per capire l'entità delle somme investite, si veda lo studio pubblicato per sunto nel sito:
http://it.wikinews.org/wiki/I_costi_dell
Non servono commenti.
Per vedere come la rete dell'alta velocità "dimentica" le Marche è utile questa cartina:
http://www.rfi.it/cms/v/index.jsp?vgnextoid=e4ae8c3e13e0a110VgnVCM10000080a3e90aRCRD
Per vedere come le Marche beneficieranno di minori investimenti, per il potenziamento della rete, basta leggere il programma pubblicato al sito:
http://www.rfi.it/cms-file/allegati/rfi/CdP20072011Tabelle.pdf
Ai marchigiani viene sempre servito, sul piatto vuoto della politica, il ritornello della piccola Regione, con pochi utenti, che nella logica del libero mercato deve fare sacrifici, per arrivare al pareggio tra costi ed entrate. Ma quale libero mercato?
Nella proporzione fra rete, territorio, popolazione da una parte, e risorse economiche investite dall'altra, le Marche ne escono penalizzate, e per farsi un'idea basta leggere i numeri indicati nei piani di investimento per la rete TAV e per la rete ordinaria.
Non esistono imprese che si fanno concorrenza nel trasporto pubblico su rotaia nelle Marche, ma esistono cifre ed investimenti impressionanti in altre parti di Italia, prevalentemente.
Per difendere una fermata a Senigallia, o a Jesi, basterebbe avere la restituzione di un millesimo del differenziale che ci separa dalla TAV, e da questa politica promossa da altre Regioni che ci fanno diventare cittadini di serie B.
Ecco perchè i nostri politici, anzichè attaccarsi a vicenda, dovrebbero chiedere il conto ai propri referenti nazionali, in ciascun partito, perchè ciascun partito ha dei referenti marchigiani poco ascoltati.
Poco ascoltati anche perchè poco uniti, quando si tratta di fare richieste perentorie per il bene di tutti, senza strumentalizzazioni.

sabato 5 dicembre 2009

Il giallo dei derivati acquistati dal Comune

- di Calcestruzzo

Tranquilli, nessuno ne saprà quanto basta, per fare un'analisi completa, sotto il profilo amministrativo e contabile.
Gli strumenti finanziari derivati, per i quali il Comune ha avuto un'osservazione dalla Corte dei Conti, resteranno un oggetto misterioso, del quale non si saprà a sufficienza, per scriverne.
L'Amministrazione ha rassicurato, con una pacca virtuale sulla spalla, i cittadini che avevano espresso il desiderio di conoscere a fondo la fattispecie, non per polemizzare, ma per capire.
In definitiva, nessun rischio a Senigallia, per i contratti derivati stipulati dal Comune, che non rappresentano, nel caso concreto, strumenti speculativi rischiosi, a differenza di quanto accaduto in altri Comuni. Questo il messaggio. Crederci o lasciare (perdere).
Prima di tirare il definitivo sospiro di sollievo, rilevo che purtroppo non sono riuscito a capire dettagliatamente di cosa stiamo parlando, o meglio di cosa si tratta, malgrado la richiesta di chiarimenti sia stata fatta e la risposta sembri precisa. Mancano molti dettagli, invece.
Ignota, malgrado le richieste, e le ricerche svolte su internet e sul bilancio, resterà la delibera o la determina con la quale si è deciso di provvedere alla stipula del contratto per i derivati.
Inoltre, da quel poco che è dato sapere, potrebbe essere stato stipulato un contratto "Interest rate cap" ovvero che mantiene un mutuo, che è a tasso fisso, in mutuo a tasso variabile, fino a che l'Euribor non supera la soglia del tasso fisso o un'altra soglia prestabilita. Tale "assicurazione" viene pagata ratealmente in rate semestrali ( se è al 0,34% per indenterci il Comune per la prima rata semestrale ha pagato per l'assicurazione un importo di circa € 3.000,00).
Quando si sostiene che il tasso complessivo risultante (cioè il tasso variabile del mutuo più il tasso del derivato) è stato inferiore al tasso fisso chiesto dalla banca per il mutuo, si rileva che tale confronto potrebbe non essere completo ed utile, per farci capire il rischio o se il Comune alla fine ci avrà guadagnato, perchè in periodi di tassi crescenti (2006) è normale che il tasso Euribor sia inferiore al tasso fisso. Bisognerebbe sapere se il mutuo o i mutui messi in sicurezza siano di 5 anni, come il derivato, o di durata maggiore.
Nessuno conoscerà a fondo questa vicenda, e si brancolerà nel buio, fino a quando ai cittadini non sarà consentito di conoscere tutto quello che chiedono di sapere e di partecipare, maggiormente.
Due le possibilità: bere tutto o criticare, senza avere basi per farlo.
In entrambe le ipotesi, vince chi tiene il banco.
Esercitare il diritto di critica costruttiva è impossibile, se non ci sono tutti i dati.
Complimenti a chi tiene il banco.
Per ora.

domenica 29 novembre 2009

Movimento per una scuola primaria pubblica ad indirizzo Montessoriano a Senigallia. Resoconto dell'incontro al centro sociale saline.

Sabato 28 novembre u.s., presso il centro sociale Saline, si è tenuto il terzo incontro pubblico del gruppo di cittadini che chiedono una prima classe della scuola primaria pubblica ad indirizzo pedagogico Montessoriano a Senigallia, alla presenza della coordinatrice scientifica dell'Opera Nazionale Montessori, Dr.ssa Anna Maria Ferrati Scocchera, di molti genitori interessati, di insegnanti specializzati ed interessati al metodo.
Dall'incontro è emerso che l'iniziativa non toglierebbe nulla alla scuola pubblica di Senigallia, ma anzi l'arricchirebbe con un servizio in più.
Sul piano del metodo, è emerso che il materiale didattico e l'ambiente assumono un ruolo cruciale ai fini dell'apprendimento, che avviene secondo le inclinazioni e l'istinto naturale che ha ciascun bambino ad apprendere: il metodo preordina le condizioni perchè l'apprendimento possa avere il suo corso secondo il ciclo naturale della vita.
Nei primi anni di vita, il bambino ha la capacità di apprendere con una velocità superiore rispetto a quella degli adulti, e quindi le sue capacità vanno messe nelle condizioni di potersi esplicare.
I programmi sono quindi seguiti secondo percorsi individuali, senza sanzionare e predefinire i comportamenti degli alunni, con i quali si instaura un rapporto di fiducia, fino a quando non si rende necessario l'intervento dell'insegnante per favorire un migliore utilizzo del materiale didattico, o per superare gli ostacoli che si possono frapporre al percorso naturale di apprendimento.
Fra gli interventi da segnalare, quelli di alcune mamme che hanno chiesto informazioni su come gestire a casa il rapporto genitoriale con i figli quando e se frequenteranno una scuola con il metodo Montessori. Un altro intervento ha auspicato l'avvio di un nido e di una scuola per l'infanzia pubblica o privata con indirizzo pedagogico Montessoriano.
Sul punto, si è convenuto che in ambito domestico sarebbe opportuno non rimproverare troppo e per esempio non imboccare i figli, se a scuola ci si impegna per favorire la loro alimentazione senza ausilio di alcuno e la crescita del senso di responsabilità e dell'impegno a studiare.
Per costituire una casa dell'infanzia Montessoriana a Senigallia, la coordinatrice ha offerto la propria collaborazione personale, che è stata apprezzata.
E' intervenuto l'Assessore alla Pubblica Istruzione Simone Ceresoni il quale dopo aver portato il saluto dell'Amministrazione, ha comunicato il proprio interessamento, anche come genitore ed insegnante, riguardo agli obiettivi perseguiti dal gruppo.
Tale interessamento è stato apprezzato, ma sarà messo alla prova dei fatti, quando sarà necessario prendere delle decisioni, di competenza comunale e non, verso la fine dell'anno.

lunedì 16 novembre 2009

RUBRICA: IL FRIZZANTINO

E INTANTO DUSTIN HOFFMAN NON SBAGLIA UNO SPOT
Forum dei Comitati e delle Associazioni civiche di Senigallia
http://forumdeicomitati.blogspot.com

L'operazione promozionale per la Regione, legata al grande attore Dustin Hoffman, comprensiva del cachet dell'attore, dei costi di produzione e dei passaggi televisivi, è costata complessivamente alla collettività un milione e 700 mila euro, provenienti da risorse europee.
Quel "provenienti da risorse europee", che campeggia a pag.13 dell'edizione del 16/11/09 di un noto quotidiano locale, sembra rincuorante, come se le risorse europee che arrivano non rappresentassero una parte dei contributi che partono dall'Italia e che tornano indietro (in parte) da Bruxelles, per ... cofinanziare i progetti locali.
Abbiamo quindi questo bel progetto per il turismo e per l'immagine, che parte adesso, a circa quattro mesi dalle elezioni, e che porterà all'estero l'immagine della Regione, associata a quella di un attore straniero, il quale riporterà all'estero il giusto compenso per il lavoro svolto.
Con il massimo rispetto verso questa iniziativa, appare lecito porsi una domanda: è meglio curare l'immagine di una Regione in crisi, o la crisi stessa?
Con 1,7 milioni di euro si potrebbero alleviare, in parte, i problemi dei tagli alle spese sociali, ai posti di lavoro e le difficoltà di un territorio ingiustamente poco considerato, a livello nazionale. I marchigiani sono cittadini come gli altri, eppure pezzi di territorio importanti del Pesarese si staccano e forse continueranno a staccarsi verso l'Emilia Romagna e nessuno a Roma alza un dito ossia ascolta la giusta richiesta proveniente dalle Marche, di verificare l'identità storica del Montefeltro; di restituire, prima del distacco, e non dopo, i denari degli investimenti fatti con i soldi di tutti i marchigiani, e quindi rivedere gli ambiti delle piccole regioni, prima di frantumarle, e vederle schiacciate sul piatto ricco del federalismo, fra l'incudine ed il martello (i.e. il partito del nord e il partito del sud).
Anche se i problemi delle Marche non si risolvono certo con 1,7 milioni di euro, curare così bene l'immagine di una Regione che perde i pezzi, in vari sensi, sembra un po' come nascondere la spazzatura sotto il tappeto.
Dove portiamo i turisti che arriveranno grazie agli spot? Non a San Leo o a Pennabilli e nell'Alta Valle del Marecchia, perchè quella bella e grande parte del Montefeltro è in Romagna.
Con quale mezzo? Non esistono collegamenti aerei diretti fra Stati Uniti e le Marche. Gli americani forse planeranno a Rimini, in Romagna, e fanno di tutto perchè vadano là.

LA SINDROME DELL'INAUGURAZIONE PRECOCE
Forum dei Comitati e delle Associazioni civiche di Senigallia
http://forumdeicomitati.blogspot.com
Dalla cronaca locale del 16/11/09 si apprende che malgrado l'inaugurazione del nuovo Porto, "i lavori non sono affatto finiti".
Nel lato nord dell'avamporto sarebbero in corso, si legge, i lavori per la realizzazione di un'area di servizio per le attività portuali.
L'area dovrebbe ospitare un distributore di carburanti per le imbarcazioni, un travel lift per il sollevamento delle imbarcazioni, ed altre attrezzature necessarie per le riparazioni.
Perchè tanta fretta di inaugurare, prima della fine dei lavori, allora?
Il giornale locale impotizza che l'inaugurazione possa aver avuto un carattere elettorale, essendo avvenuta l'ultima domenica prima delle primarie di coalizione. Insinuazioni?
Forse le cose non stanno proprio così. Un'altra pista andrebbe battuta. Tantissimi i senigalliesi presenti, diecimila, e chi li ha visti ha potuto vederli gioire sinceramente per quanto è stato offerto: i giochi di acqua sul mare, la minicrociera, l'esposizione, i due quintali di sardoncini scottadito, nonchè la degustazione della zuppa di cozze e vongole in guazzetto, e dei 60 Kg di penne allo scoglio, offerti dal Comune. Delizioso!
Forse in questo momento di crisi, di difficoltà con i mutui e con il lavoro, la gran parte dei cittadini preferisce un bel piatto di pesce, alle discussioni sulla tempistica dell'inaugurazione o all'imputazione più corretta della spesa relativa al rinfresco.
I diecimila quindi sarebbero dei menefreghisti? No, forse sono rassegnati e pensano, a torto o a ragione, che le belle mangiate sono sia di destra che di sinistra...
Meglio passare una domenica meno triste del solito, piuttosto che immersa nei noti problemi.

venerdì 30 ottobre 2009

Come sono gestiti i fondi comunitari?

La Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo – ha svolto un’indagine sull’utilizzo dei finanziamenti comunitari nella Regione Marche – periodo 2007 – 2008, approvata con delibera 146 del 25/9/09.
I progetti sono stati realizzati e liquidati per il 92,7% dei casi.
Esaminando le varie linee di intervento, è emersa (v.pag.79 del rapporto) una non adeguata ponderazione delle risorse rispetto alle aree territoriali.
Questo fenomeno, ad avviso della Corte, potrebbe derivare non tanto da carenze programmatorie da parte della Regione all’atto dell’attribuzione delle risorse, quanto piuttosto da una non uniforme diffusione delle conoscenze e competenze rispetto al necessario approccio tecnico progettuale, che caratterizza l’accesso ai fondi comunitari.
Infatti, poiché la redazione degli interventi supportati dai finanziamenti comunitari implica la predisposizione di un progetto da sottoporre al vaglio dei competenti uffici ai fini della sua approvazione, è evidente che una scarsa sensibilità verso le tecniche di progettazione, o una non adeguata padronanza delle stesse, finiscono per determinare un ostacolo per l’accesso, favorendo le situazioni più virtuose e diminuendo le risorse per le situazioni più bisognose (ove le tecniche di progettazione tendono a non avere spazio, a causa di situazioni di partenza non ottimali).
Per questo motivo, la Corte suggerisce di valutare la predisposizione di strumenti e mezzi per incrementare la diffusione delle conoscenze in materia di tecniche di progettazione per i finanziamenti comunitari, attraverso le opportune campagne di sensibilizzazione e/o corsi di formazione destinati alle categorie interessate.
La Corte raccomanda all’amministrazione la diffusione di servizi di assistenza per la predisposizione dei progetti, assegnando termini congrui tra l’emissione e la scadenza dei bandi, per favorire la maggiore partecipazione, soprattutto per quelle situazioni in cui la insufficienza di tecniche progettuali può divenire un ostacolo alla realizzazione di idee valide, e viceversa una forte attenzione per la progettualità può divenire uno strumento per drenare risorse a discapito di situazioni in cui le opportunità finanziarie avrebbero potuto rispondere ad effettive esigenze.
In sede di adunanza, i rappresentanti dell’amministrazione regionale hanno evidenziato che sono in corso ulteriori iniziative in materia: in particolare nel 2009 l'Autorità di gestione del Fesr ha stipulato appositi accordi, con due soggetti, Europe Direct Marche (Centro europeo che agisce come intermediario – in termini di comunicazione – tra l’Unione europea, i cittadini e le istituzioni a livello locale e regionale, operante presso l’Università degli studi di Urbino) e Enterprise (operante presso la Camera di commercio di Ascoli Piceno), per la realizzazione del piano di comunicazione sulle opportunità offerte nelle Marche dal FESR e dai fondi europei, rispettivamente per le azioni nei confronti della pubblica amministrazione e nei confronti delle imprese.
Tali strumenti non appaiono adeguati per la risoluzione delle criticità ravvisate dalla Corte dei Conti.
Ci sono molti altri problemi.
Per formare nelle imprese e negli enti locali dei tecnici capaci di progettare ed assistere chi intende presentare un progetto servirebbe un piano formativo ampio e specifico, che interessi le Università ed abbia l’obiettivo di creare una molteplicità di centri di assistenza e di progettazione, in modo da far combaciare le esigenze del territorio agli interventi progettati, e per evitare la formazione di oligopolistiche e costose elìte di esperti.
Attualmente sono pochi i centri di assistenza accreditati, i progettisti validi, sia dipendenti di P.A. sia privati.
Le priorità della programmazione territoriale non sono le stesse priorità che si ritrovano nei bandi.
Mancano le risorse economiche per i servizi primari della scuola, del sociale e della manutenzione del territorio.
L’UE finanzia prevalentemente investimenti per lo sviluppo che vadano al di là dei livelli essenziali delle prestazioni di servizi che gli Stati membri devono garantire con le entrate fiscali.
Quando mancano i servizi primari, è difficile trovare risorse pubbliche per cofinanziare gli investimenti ritenuti come prioritari nei programmi comunitari a gestione diretta, che non finanziano il 100% della spesa, e che le Regioni non possono cambiare.
Per un territorio in difficoltà economica, i rigidi schemi dei programmi comunitari sono diventati delle gabbie dalle quali è difficile uscire, e si può cercare di uscire dagli schemi pensando a nuove strategie formative ed organizzative.


Fonti informative:
http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Marche/Deliberazi/Anno-20091/deliberazione-n.-146-del-25-settembre-2009.doc_cvt.htm
http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Marche/Deliberazi/Anno-20091/deliberazione-n.-146-del-25-settembre-2009.doc

mercoledì 14 ottobre 2009

PROPOSTE PER MIGLIORARE LA QUALITA' DEI SERVIZI SANITARI
- di Giuseppe Gambelli e Claudio Piermattei

A Senigallia l'offerta complessiva dei servizi sanitari pubblici è qualitativamente buona, ma manca la possibilità di usufruire di alcune prestazioni mediche, per cui molti concittadini spesso devono recarsi a Pesaro ed Ancona, o in altre città, per curarsi.
La limitatezza delle risorse economiche trasferite alla nostra zona territoriale non permette la copertura finanziaria dei progetti finalizzati a migliorare l'offerta dei servizi.
Il personale medico ed infermieristico è contingentato, così che nei periodi feriali e di maggior afflusso turistico i turni divengono pesanti, sia per il personale, sia per i pazienti, tenuti a maggiori attese, specialmente al pronto soccorso.
Il rilancio della sanità senigalliese deve quindi passare attraverso soluzioni alternative, rispetto a quelle che presuppongono maggiori trasferimenti regionali e statali, dato che tutta la spesa pubblica attraversa una fase di tagli generalizzati, dovuti alla grave crisi finanziaria ed economica in corso.
Seguendo l'esempio della vicina Jesi, Senigallia potrebbe ampliare l'offerta di servizi sanitari, favorendo il potenziamento dei centri polispecialistici esistenti, che sono accreditati e convenzionati, specialmente per orientarli verso le prestazioni ambulatoriali e chirurgiche in settori in cui si registra una certa carenza di servizi: è il caso dell'allergologia, dell'endocrinologia, delle malattie infettive, di certi esami radiografici e della chirurgia plastica ed estetica, solo per citare alcune specialità per le quali la migrazione dei pazienti è maggiore.
Inoltre, per potenziare i servizi medici ed infermieristici dell'ASUR, è necessario attuare, con più fatti, le recenti riforme regionali che prevedono meno uffici amministrativi e più servizi, nel territorio.
Nel 2009 sembrerebbe logico, in qualsiasi azienda, gestire tutti i servizi amministrativi relativi agli appalti, alla tutela legale, ed altri, in un unico centro direzionale, nei limiti del possibile, lasciando decentrato nel territorio solo quello che al centro non si può fare.
Eppure molti politici rivendicano la necessità di mantenere decentrate alcune funzioni, come quelle delle gare d'appalto, che sono spesso accentrabili con evidenti economie di scala.
Razionalizzare i servizi amministrativi invece comporterebbe il vantaggio di poter investire maggiormente nei servizi infermieristici e medici: sono quelli che non abbiamo i servizi sanitari di cui abbiamo maggiore bisogno, e istituirli è possibile.

giovedì 24 settembre 2009

CORSI E RICORSI



Senigallia offre da settembre in poi un’ampia gamma di corsi, per tutte le esigenze.
Per i bambini, scuole di musica e corsi per l’avvio a quasi tutte le pratiche sportive, e ludiche, oltre che alla danza e ad insegnamenti integrativi rispetto a quelli scolastici ordinari.
Per i più grandi l’offerta si amplia, fino ad arrivare ai giochi di società, alla meditazione orientale, alle arti marziali, alle medicine alternative, alla cucina, alle lingue, all’informatica e all’approfondimento di quasi tutte le branche del sapere e del saper fare.
Accanto a queste opportunità per formarsi nel tempo libero, esiste anche quella di aderire a gruppi, associazioni e movimenti che coprono ogni possibile esigenza.
Per poter scegliere avendo una panoramica dell’offerta, gli strumenti a disposizione sono il passaparola, i manifesti e gli altri canali pubblicitari che a livello locale sono scelti da chi organizza i singoli corsi, per farsi conoscere.
I canali pubblicitari attualmente utilizzati sono quasi sempre a pagamento, e non offrono una visione d’insieme delle varie proposte, sia ai senigalliesi, sia a chi risiede nel comprensorio e non ha analoghe possibilità di frequentare corsi o gruppi nel proprio comune di residenza.
Per dare un servizio gratuito a chi organizza corsi ed attività per il tempo libero, e a chi volesse saperne di più, per orientarsi un po’, un editore locale di un sito internet o di un periodico su carta stampata potrebbe valutare l'idea di pubblicare una guida annuale o semestrale per raccogliere tutte le iniziative per la formazione, per lo sport ed il tempo libero, a Senigallia e in provincia.
La guida potrebbe finanziarsi con la pubblicità, con contributi di enti e privati, e con dettagliate descrizioni di singole iniziative, a richiesta delle associazioni interessate. Le istituzioni scolastiche potrebbero utilizzare la guida per orientare gli alunni ed i genitori, e per avviare attività extra scolastiche e collaborazioni.
Conoscere le varie offerte formative ed associative in un'unica pubblicazione aiuterebbe molti genitori a scegliere le migliori senza sbagliare, o sprecare tempo, in telefonate ed appuntamenti, mentre per chi ha una maggiore professionalità, avere più visibilità come istruttori o docenti accreditati significa avere più possibilità di far emergere il merito.
Attualmente le pubblicazioni gratuite e a pagamento che sono reperibili in città riguardano la politica, la cronaca locale, gli annunci immobiliari e di compravendite varie, oltre agli indirizzi delle varie imprese ed attività.
Allargare lo spettro informativo è l'idea che parte dal Forum, iniziando da ciò di cui si sente maggiormente il bisogno.


mercoledì 9 settembre 2009

IL CASO "VILLA BUCCI"


di Giacomo Giraldi e Laura Mengucci


In base all'art.78 del d.lgs. 267/00 il Sindaco (in via generale) ha l'obbligo di astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado. L'obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell'amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado.

Non è il caso di trattare del caso specifico e delle persone interessate, perchè molto è già stato scritto, mentre è mancata una riflessione su altri aspetti. L'inasprimento dei toni comunque non aiuta a riflettere. Come si evince dalla cennata legge, il conflitto di interessi non è colpito in modo pesante dal Legislatore, per cui ad oggi resta un argomento più politico che giuridico. Lasciamo le argomentazioni politiche ai politici. Se un piano urbanistico non aumenta nè diminuisce la cubatura di un edificio, ma si limita a confermare la possibilità di mantenerla, manca la correlazione diretta fra la delibera e l'interesse, e quindi la norma citata, che è piena di falle, non si applica.

Per esempio, la legge non si sofferma sul caso in cui l'iter del rilascio del permesso di costruire di un edificio di un Sindaco sia più veloce di altri casi simili, nè dei casi in cui gli interessi del Sindaco siano favoriti in determine Dirigenziali, anzichè in delibere. Potrebbe continuare a lungo l'elenco dei casi dei conflitti di interesse di rilievo locale sfuggiti al Legislatore Italiano, ed è anche il caso di sottolineare che in Italia esiste un Authority Antitrust, che però si occupa solo delle grandi concentrazioni di proprietà che limitano la concorrenza a livello nazionale. Per ipotizzare un abuso d'ufficio sul piano penale occorre dimostrare la violazione di una disposizione normativa oltre al vantaggio ottenuto.

Altra falla normativa: molti vantaggi sono acquisibili rispettando alla lettera la legge e magari correndo per rilasciare titoli abilitativi agli amici e lasciando altre richieste di chi è per ipotesi collegato all'opposizione, nel cassetto, per mesi. I controllori dei Comuni non sono esterni. Il Comitato regionale di controllo sugli enti locali in passato svolgeva funzioni di raccordo con altri organi ispettivi e di vigilanza. Aveva dei difetti, ma invece di potenziarlo si è scelto di sopprimerlo. La maggioranza locale adesso può scegliere i suoi controllori e decidere come pagare i membri degli organi di controllo interno (revisori dei conti, nucleo di valutazione,ecc...).

La conclusione è che la legge italiana non è il miglior parametro per stabilire la correttezza dell'operato degli amministratori. Neppure il popolo sovrano è il miglior giudice, perchè se deve scegliere fra chi a livello locale ha una concentrazione di potere e chi non ce l'ha, potrebbe essere tentato di scegliere di aggregarsi, per molti motivi. Quindi riflettendo in termini generali pensiamo che a Senigallia, e non solo, serve un ricambio continuo e più veloce della classe politica, e dei partiti di governo locale.

Così in futuro forse il conflitto di interessi sarà disciplinato meglio, a livello comunale e non solo a livello nazionale. Ogni sospetto forse sarà fugato, in modo da mettere tutti gli imprenditori sullo stesso piano.


sabato 22 agosto 2009

COME FARE PER APRIRE UN NIDO CONDOMINIALE

di Simona Ciucani e Giuseppe Gambelli

A causa della forte espansione edilizia in corso, Senigallia sarà sempre più piena di condomini, e di mamme costrette a rinunciare al proprio tempo libero ed al lavoro a tempo pieno per seguire i figli in tenera età, perché non tutti trovano un posto al nido comunale e possono permettersi una retta per il nido privato di 3-400 euro, avendo il reddito superiore alla bassa soglia ISEE.

Malgrado ciò, non è ancora decollata l’esperienza dei nidi condominiali.

Non risultano esperienze in atto né elenchi di operatori accreditati e beneficiari degli appositi contributi statali, a differenza di quanto accade in altre realtà, come il Veneto che ha il sito istituzionale www.venetoperlafamiglia.it

I nidi condominiali costano meno perchè possono utilizzare gli appartamenti come aule, e i vicini come volontari, con standards organizzativi meno rigorosi.

Mentre in Veneto e Lombardia le regole per i nidi condominiali sono prestabilite, in altre Regioni fra cui le Marche occorre presentare un progetto e farlo approvare.

Nelle Marche è in corso una fase di sperimentazione, che era stata prevista con la l.r. 9/03 e con il Reg.13/04.

Altre Regioni invece hanno esperienze già avviate e spiegano per filo e per segno come fare per aprire una struttura, per contattare strutture esistenti e formare gli operatori, oltre a specificare quale è il titolo di studio necessario, i requisiti strutturali degli alloggi, e come gestire gli adempimenti fiscali. Pertanto in quelle realtà il fenomeno è in espansione:

cfr.http://62.101.84.161/spazioregione/SRINTERNET.nsf/0/268ddf526e3ba069c125716c0032ec8e?OpenDocument
http://www.venetoperlafamiglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=177

Le Regioni che puntano sui nidi condominiali prevedono chiaramente delle deroghe che permettano per esempio di mettere a norma i locali senza spendere troppo e far acquisire una minima professionalità agli operatori senza costi eccessivi e senza mettere a rischio la sicurezza e la qualità del servizio.

Risultato: da noi mancano i nidi condominiali e nella nostra Regione i familiari e i genitori si arrangiano, e pagano i 300 euro, se lavorano e non trovano un posto nei nidi comunali.

Chi non può permettersi di pagare una retta per il nido dovrebbe poter accedere all’opportunità di lavorare insieme ad altre mamme e gestire un nido familiare, non tanto per avere un guadagno in concorrenza con gli altri operatori del terzo settore, ma almeno per far risparmiare qualcosa chi ha poca disponibilità economica.

La famiglia non è un lusso, ma la risorsa fondamentale in cui investire per un futuro migliore, per tutti.

Per promuovere progetti sperimentali di nidi condominiali sarebbe necessario presentare un progetto sperimentale e confrontarsi preventivamente con l’ambito territoriale sociale e con la Regione.

Sono stati addirittura stanziati di recente dei finanziamenti statali per le Regioni in modo da incentivare e favorire lo sviluppo e la sperimentazione dei nidi familiari o condominiali.


cfr.
http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2009/06/25/19_A.php?uuid=c8e97dbc-614a-11de-9575-32a4fea0782f&DocRulesView=Libero


Radio 24 ha recentemente dedicato una puntata della trasmissione “Salvadanaio” al tema dei finanziamenti per i nidi condominiali e alle difficoltà burocratiche che certe volte sono frapposte. E’ possibile ascoltare l’audio della trasmissione alla pagina:


http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=asili-nido-mamme-lavoro-tagesmutter-famiglia-risparmio-neonati


I Comuni, in attesa della stabilizzazione della sperimentazione promossa dalla Regione, potrebbero sopperire alla domanda di servizi, autorizzando in via transitoria lo svolgimento delle attività di nido condominiale, nel quadro della sperimentazione, già in atto in alcuni Comuni marchigiani, autorizzando singoli soggetti o meglio gruppi organizzati all’interno di cooperative sociali o associazioni già esistenti o da costituire.


Il primo passo è quello di presentare un progetto dettagliato presso l’Ambito sociale o il Comune e quindi ottenere l’autorizzazione in via transitoria ad avviare il progetto, come sperimentale.

Il Comune o chi per lui potrebbe opporre la mancanza di una specifica regolamentazione, e la necessità di far rispettare agli asili condominiali gli stessi gravosi standards strutturali ed organizzativi prescritti per gli asili nido nella normativa regionale.

Se ciò accadesse, si potrebbe rimodulare il progetto, fino a trovare un accordo, in quanto sarebbe irragionevole sbarrare la strada ad un’iniziativa che potrebbe avere finanziamenti pubblici e che ha il favore di tutta l'Europa (il fenomeno è diffuso non solo nell’Italia del Nord, ma soprattutto in Scandinavia e nel resto dell’Europa continentale).


Attualmente, i programmi sociali non risultano ricomprendere questo tipo di sperimentazione, ma forse questo non è un buon motivo per non tenere in considerazione le migliori proposte innovative e finanziabili.

Un obiettivo perseguibile potrebbe quindi essere quello di creare una rete di nidi familiari, con il supporto tecnico di un'Associazione o di una Cooperativa che sia interessata alla promozione di questa opportunità, che è finanziata e che sarebbe gradita a molti.


martedì 4 agosto 2009

A PROPOSITO DI CONFERENZE...

...Riflessioni sull’intervento del Prof. Paolo Berdini dell’Università di Roma Tor Vergata al convegno organizzato dal Comitato Versus Complanare a San Rocco il 24/7/09 u.s.


- di Giuseppe Gambelli segretario comunale UdC



La prassi degli accordi di programma per modificare gli strumenti urbanistici in deroga alle regole edilizie che formano il piano regolatore, e gli altri strumenti urbanistici, rappresenta il principale metodo mediante il quale ai Comuni italiani è stata concessa una grande discrezionalità: quella di poter accogliere o non accogliere le richieste dei privati di accordo per poter costruire sui fondi agricoli con una vocazione edificatoria, ossia non soggetti a vincoli inderogabili e idrogeologici, o ambientali, paesaggistici ovvero di interesse storico o culturale.

La discrezionalità può spingersi fino a derogare agli standards urbanistici di cui al D.M. 1444/68 laddove questi prevedono che gli strumenti urbanistici debbano riservare una parte del territorio alle destinazioni d’uso ad interesse pubblico, come parchi e giardini, mentre resta inderogabilmente tutelata l’esigenza di mantenere una minima ampiezza per le strade, a seconda di come sono classificate, e di mantenere le fasce di rispetto stradale nonchè una dotazione minima di parcheggi, a servizio delle varie tipologie di insediamento.

Le strade sono disciplinate da disposizioni inderogabili ancora presenti nel Codice della Strada, mentre gli standards inderogabili relativi ai parcheggi sono definiti da varie leggi statali e regionali inderogabili, tra cui la nota legge Tognoli (122/89).

La modifica della destinazione d’uso da agricola a residenziale apporta un profitto notevole al proprietario, e quindi chi ha un grande capitale da investire vede nella speculazione edilizia la possibilità di realizzare guadagni di gran lunga superiori a quelli che si ottengono investendo nel settore dell’industria, del commercio, dell’agricoltura, e nelle altre attività che producono valore aggiunto e lavoro, senza necessariamente consumare il territorio, come invece avviene quando si cementifica una zona verde.

Per avere la modifica della destinazione d’uso ed il relativo guadagno, l’immobiliarista deve ottenere semplicemente l’accordo di programma con il Comune e quindi ha l’esigenza di conquistare il consenso dei suoi amministratori.

La metodologia utilizzata per arrivare a questi accordi è la più varia e prende il nome di “urbanistica contrattata”.

Per realizzare un opera di interesse pubblico si può utilizzare l’accordo di programma, se invece la modifica della destinazione d’uso è funzionale all’avvio di un’impresa, si può andare in variante con la procedura semplificata prevista per lo sportello unico per le imprese. In assenza di questi presupposti, serve una variante al piano regolatore.

Le varie procedure saranno dettagliatamente commentate nella successiva esposizione.

Gli accordi possono prevedere varie contropartite per il Comune tra le quali la più frequente è la realizzazione di opere di urbanizzazione, come le strade, le fognature, e le reti della pubblica illuminazione, del gas, dell’informatica eccetera, anche per importi più alti di quelli poco rivalutati che sono stati stabiliti dalla normativa regionale e comunale come contributo di costruzione.

Altre possibili contropartite degli accordi sono la manutenzione delle opere di urbanizzazione, la cessione al Comune di una parte degli alloggi che si prevede di realizzare, o la cessione di alloggi ai soggetti espropriati, per compensarli per l’eccessivo sacrificio imposto per l’esproprio, in rapporto al guadagno del costruttore e del Comune.

Esistono poi gli accordi non scritti, perché è notorio che se un’impresa salva dal fallimento una squadra di calcio o meno venalmente aiuta un’associazione filantropica, avrà di fatto il diritto a riscuotere in termini politici il credito e la stima conquistata presso i cittadini.

Sul piano formale, l’accordo di programma in variante agli strumenti urbanistici, che è stato voluto dal Legislatore, in nome della semplificazione, è previsto dall’art.34 d.lgs. 267/00.

L’accordo di programma produce automaticamente gli effetti della variante urbanistica e della dichiarazione di pubblica utilità, ai fini dell’avvio delle procedure espropriative per le opere pubbliche.

La Regione Marche, come le altre Regioni, ha recepito la normativa sugli accordi di programma con una propria normativa, che nel nostro caso è l’art.26 bis della legge regionale 34/92, modificata con la l.r. 16/05 e ha attribuito la competenza a promuovere l’accordo al Sindaco, o al Presidente della Provincia o della Regione, a seconda che l’intervento sia di interesse comunale, provinciale o regionale. Per far diventare gli appartamenti come un qualcosa di pubblico interesse, in certi casi è bastato inserire le nuove edificazioni nel quadro di un piano di riqualificazione di una piazza o di un centro storico, per cui tutto può diventare in teoria materia di accordo di programma, perché l’interesse pubblico che legittima la procedura semplificata, se non c’è, si trova, come corrispettivo per un privato che sarà tenuto a realizzare opere pubbliche in cambio di maggiori volumetrie riconosciute, o altro.

La procedura di accordo è molto più agile rispetto a quella ordinariamente prevista per l’approvazione dei piani regolatori e delle sue varianti e la partecipazione degli interessati al procedimento è assicurata con disposizioni che disciplinano la partecipazione dei proprietari espropriati (art.11 DPR 327/2001 ed art.7, legge 241/90), mentre con la conferenza di servizi ai sensi dell’art.10 della legge 327/01 è una fase successiva dell’iter per l’approvazione dell’opera, se è l’opera è pubblica.

Le Province hanno cercato di frenare l’uso eccessivo degli accordi di programma, esprimendo parere negativo nei casi di incoerenza dei progetti comunali con la programmazione di competenza.

Questo meccanismo ha portato al sacrificio del territorio di tutti, per il bene degli enti locali e delle imprese, ma non solo di essi.

Andando a ritroso, nel percorso delle strategie politiche della seconda Repubblica, si può cogliere il senso dell’operazione che ha portato al massimo decentramento delle competenze ai Comuni in nome della semplificazione.

Con la legge 59/97, con la legge regionale 10/99 e con il d.lgs 112/98 è stato dato l’avvio ad un massiccio decentramento di funzioni agli enti locali, che è servito allo Stato per liberarsi di competenze e funzioni che il debito pubblico non consentiva più di mantenere in forma centralistica.

Con la legge 127/97 è stato eliminato il controllo indipendente dei Comitati regionali di controllo e dei Segretari comunali, controllo criticabile e perfezionabile, ma che non andava eliminato.

Altre disposizioni come la Riforma del Titolo V° della Costituzione (L.C. 3/2001), hanno completato l’opera di esautoramento dei controlli preventivi di organi esterni sugli enti locali, e ad oggi anche la Corte dei Conti è stata ridimensionata, potendo condannare gli amministratori solo per ipotesi di responsabilità per dolo o colpa grave, per non parlare del recente condono della responsabilità erariale.

Al controllo esterno, è subentrato un controllo interno, nei Comuni, spesso definito anche come “autocontrollo”, e l’esperienza ha mostrato che sono meno incisivi i controlli svolti da organi come il nucleo di valutazione interno o i revisori, i cui membri sono scelti e pagati da chi dovrebbe essere controllato, ossia dall’Amministrazione, nella persona del Sindaco, che può nominare e revocare gli Assessori, con una semplice lettera.

Nella P.A. i controlli interni di cui al d.lgs 268/99 non funzionano perché gli enti pubblici non hanno il contrappeso dei soci, degli azionisti e del Tribunale, ma hanno di contro un TAR che prevede procedure più complesse e costose.

I Sindaci rispondono agli elettori, ma gli elettori sono anche quelli che cercano gli accordi, e un accordo con il comune conviene, più che una sfiducia.

Ecco svelato il “sistema”. Ogni riferimento a fatti e persone non è voluto, perché oggetto della relazione sono le leggi astratte italiane, che sono permissive e sono state volute dai partiti di entrambi gli attuali schieramenti.

A ciascuno la possibilità di fare paragoni come meglio crede con la realtà che legge e vede tutti i giorni.

Singole leggi come quelle per la riforma del reato di abuso d’ufficio e del falso in bilancio rendono poi più marginali le ipotesi in cui si può ipotizzare la responsabilità di un amministratore pubblico o di una società pubblica in house.

Le riforme che riducono il potere di svolgere intercettazioni telefoniche riducono il rischio di veder compromessa l’immagine di chi cerchi accordi in ogni modo, o altro.

Per l’immagine, si può acquistare anche la proprietà dei mezzi di informazione, o far vivere gli editori con la pubblicità nei mass media, e i clienti sponsor se pagano difficilmente sono attaccati.

Tutto questo gira intorno al danaro.

La conclusione è che è venuto a mancare il contrappeso al potere assoluto dei Sindaci, ed i Sindaci hanno pagato storicamente questo dono con gli oneri di aver avuto molte funzioni da gestire e poca autonomia fiscale per far quadrare i conti.

Il pareggio finora è arrivato con lo sfruttamento del territorio.

Sarebbe il caso di porre fine a questa tendenza iniziando dal potenziamento dei controlli esterni e preventivi, e quindi imponendo una radicale semplificazione organizzativa al sistema della P.A. centrale e locale. Abbiamo troppi enti locali, è impossibile elencarli in questa sede.

Con le riforme, si potrebbe iniziare a rendere obbligatoria la formazione di un’unica associazione fra comuni per gestire tutti i servizi in un dato territorio con una visione più unitaria, con minore attenzione per i cari orticelli di potere, e con una programmazione meno frammentata grazie alle economie di scala che discendono dal vero associazionismo fra enti locali.

sabato 25 luglio 2009

Dio ci salvi dagli appuntamenti elettorali!



Dio ci salvi dagli appuntamenti elettorali!

Lungi dall’essere un momento di confronto in cui si tirano le somme sul benessere conquistato, non da pochi ma da tutti; sulla qualità della vita; potenzialità occupazionali per i giovani; stabilità economica; ambiente preservato; integrazione sociale; consolidamento delle attività economiche; diffusione della cultura (quella vera) e della informazione (quella vera), come sempre si stanno trasformando in affannose rincorse ad un: “di tutto, di più”.

Ad un fare scomposto che non si sa bene dove conduca e quali vantaggi possa portare alla città futura.

Pochi giorni fa’, tre ex-assessori - Alfio Albani, Luigi Rebecchini e Francesco Stefanelli - hanno posto una questione solo in apparenza di “lana caprina”: il mancato rispetto del Piano d’Area, approvato a suo tempo dal Consiglio Comunale, da parte dei progettisti del nuovo quartiere “Sacelit-Italcementi”.

Qual era il principio ispiratore di quel Piano?

La consapevolezza che ogni decisione deve essere subordinata al benessere collettivo.

Ciò vale sempre, ma soprattutto quando si ha a che fare con il consumo del territorio.

Nel caso Sacelit, la piazza sul mare ad uso della popolazione e dei turisti e il parcheggio ad uso del centro storico e dei pendolari avrebbero costituito i vantaggi che compensavano il costo collettivo di cedere l’area al profitto privato.

Le regole della buona amministrazione stabiliscono che sempre debba essere definito, quantificato e difeso il beneficio che compensa il costo che la collettività sopporta cedendo ciò che le appartiene: cinque ettari in riva al mare (Sacelit); abitazioni, qualità della vita, fertili terreni agricoli (cosiddetta “complanare”, perché non lo è, e variante arceviese); frazioni di lungomare (ex-colonie Enel); vivibilità e terreni (terza corsia e nuovo casello autostradale); piazze cittadine ed edifici pubblici (Piano Cervellati); insperati, possibili “polmoni verdi” lungo la via più inquinata della città (ex-colonie dei ferrovieri).

E allora, mostrarsi capaci di difendere un Piano d’Area non è questione di lana caprina. Significa dimostrare di aver a cuore i problemi dei cittadini.

Di “tutti” i cittadini.

Né vale quanto afferma l’amministrazione (a proposito: perché parla la Sindaca e non l’assessore competente?) che, accettando di seppellire il Piano, dice, contrabbandandola per una conquista, di aver potuto spremere l’impresa di costruzioni portando gli oneri di urbanizzazione a 20milioni di euro.

E invece raddoppiare gli oneri – del resto, puramente virtuali perché calcolati ai prezzi di listino e non di mercato - significa solo opere più costose, non necessariamente migliori: e infatti la nuova viabilità prevista è un insulto alla città. Significa costi aggiuntivi per l’impresa, prezzi ancora più alti per le abitazioni e dunque, come sempre, speculazione edilizia anziché residenze.

Amministratori, saper difendere un Piano d’Area vuol dire dimostrare coi fatti di saper governare una città. Vuol dire dimostrare di essere un’amministrazione capace di avere a cuore – che so - i problemi delle famiglie che vedono chiuse le scuole delle frazioni.

Di avere a cuore i tragici problemi creati a (troppi) abitanti dalla (cosiddetta) complanare.

Di saper bene che ai bei lampioni collocati lungo una curva nascosta del Misa devono far seguito lampioni, magari meno belli, collocati alla Cesanella per rendere meno buie le notti delle famiglie senigalliesi “di serie B”.

Ma forse, anche se non ci salverà dagli appuntamenti elettorali, sotto elezioni il buon Dio farà comparire i lampioni come per miracolo.


Mariangela Paradisi


SARDELLE, SGOMBRI, PANNOCCHIE E SEPPIE

Nel Foro Annonario e nei suoi paraggi si vende da oggi pesce fresco, e non solo.

Le allegorie nel Forum saranno il sale nel brodetto dei nostri vizi e delle nostre virtù, raccontato per capire, nutrire e magari cambiare, con tonno al naturale, con un po’ di passata e con dita in tastiera, aggiungendo sardelle q.b., a destra e manca. Chi seppe fu il gigolò e spigolò uno zuppo di terra per scrivere con l’inchiostro marrone, fino ad accendere per lo strofinio un fuoco lento e pennivendolo. Verità a scottadito, campate in aria, cotte e mangiate, appena uscite dall’acqua, a crepapelle, spine sgombre e cocce di pannocchia comprese.

E’ facile scrivere delle inefficienze e della cattiva amministrazione nell’amministrazione privata ed in quella pubblica, locale e non solo, e di questa situazione di crisi economica e sociale. E’ facile lasciarsi andare e trovare ampio consenso sulla constatazione ovvia degli effetti della crisi che vediamo tutti i giorni.

Più difficile, ma utile, è attirare l’attenzione ed indagare alla radice il problema della stasi e della rassegnazione che viviamo, e delle difficoltà oggettive che si trovano per vivere semplicemente del proprio lavoro, per avviare un’attività o per mantenere in vita i servizi pubblici fondamentali, e realizzare la nostra personalità fino a sentirci attori del nostro destino.

Lo scopo dell’operazione di ricerca e di analisi che sarà documentata in queste pagine, comunicato dopo comunicato, è quello di enucleare in forma scientifica e non astratta i nostri problemi veri, in modo da capire, questa sarà la conclusione, che dovremmo tutti curare maggiormente gli interessi collettivi. Questo è ciò che manca. Manca la partecipazione democratica attiva, e in questo silenzio predomina l’individualismo. I problemi comunali, e non solo, si risolvono rimboccandoci le maniche, tutti, e partecipando attivamente, nelle associazioni o dove preferite.

Il Forum aspetta ardentemente quindi adesioni dai Senigalliesi interessati ad impegnare il proprio senso civico in una delle azioni che proporremo.

Per agire serve tempo, e la famiglia ed il lavoro lo assorbono quasi per intero, è vero.

Ecco perché il primo comunicato è dedicato alle problematiche locali dell’infanzia e della scuola.

Ne seguiranno altri, specialmente sulla Complanare, sulla superfetazione di svincoli inutili che costellano il progetto, che potrebbero favorire la nascita di altre case e altro traffico, poi scriveremo tutta la verità documentata che potremo sull’urbanistica che conosce una memorabile espansione edilizia, e fotograferemo il deserto totale che contraddistingue tutto il resto dell’economia locale.

Ma il primo focus come anticipato è dedicato ai bambini, il futuro del mondo, e ad un assente ingiustificato, dai condomini in cui viviamo: il nido familiare.

Chi l’ha visto?


FOCUS SOCIALE:

PERCHE’ E’ COMPLICATO APRIRE UN NIDO CONDOMINIALE O FAMILIARE ?

A causa dell’eccessiva espansione edilizia, Senigallia sarà sempre più pervasa da condomini, e da mamme costrette a rinunciare al proprio tempo libero ed al lavoro a tempo pieno per seguire i figli in tenera età, perché non tutti possono permettersi una retta per il nido, pur avendo il reddito superiore alla soglia ISEE utile, eppure non è ancora decollata l’esperienza dei nidi condominiali, forse per difficoltà burocratiche, o forse per altre ragioni.

Per quanto riguarda la Regione, la Provincia ed il Comune, non risultano reperibili e dettagliatamente documentate, nei siti istituzionali, esperienze in atto o elenchi di operatori accreditati e beneficiari degli appositi contributi statali, a differenza di quanto accade in altre realtà, leggere per credere: www.venetoperlafamiglia.it

Soprattutto non è chiaro, né divulgato, cosa bisogna fare per aprire questa attività, come attrezzare i locali, come gestire i collaboratori, e dove formarli professionalmente. Risultato: mancano i nidi condominiali e familiari e i genitori si arrangiano.

Alla faccia degli aiuti alle famiglie!

Per puro spirito civico di servizio, sono di seguito gratuitamente riportate le azioni che servirebbero per avviare una sperimentazione ed aprire uno o più nidi familiari, che rendano magari gli abitanti dei condomini più aperti alla socializzazione fra loro, offrendo a tutti la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, grazie all’unione, che fa la forza.

Chi non può permettersi di pagare una retta per il nido dovrebbe poter accedere all’opportunità di lavorare insieme ad altre mamme e gestire un nido familiare, non tanto per avere un guadagno in concorrenza con gli altri operatori del terzo settore, ma almeno per far risparmiare dei soldi a chi ne ha pochi, nella logica del baratto del tempo e del danaro fra chi non riesce a mandare avanti una famiglia senza un minimo di auto sostegno, e senza rinunciare al lavoro.

La famiglia non è un lusso, ma la risorsa fondamentale in cui investire per un futuro migliore.

Nei siti internet sotto indicati sono reperibili tutte le informazioni utili per dare un’idea della questione; per portare avanti la battaglia per la creazione a Senigallia di una rete di nidi familiari avremmo esperti volontari disponibili a redigere progetti e relazioni, e ci servono gruppi di condòmini o associazioni determinati ed interessati ad avviare una sperimentazione su ampia scala e presentare un progetto in Comune, nei termini che saranno nel prosieguo spiegati.

La questione non è di poco conto, perché sono stati recentemente stanziati finanziamenti statali per le Regioni in modo da incentivare e favorire lo sviluppo e la sperimentazione dei nidi familiari o condominiali:

v. http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2009/06/25/19_A.php?uuid=c8e97dbc-614a-11de-9575-32a4fea0782f&DocRulesView=Libero

Nelle Marche è in corso una fase di sperimentazione:

http://www.consiglio.marche.it/banche_dati_e_documentazione/atti_di_indirizzo_e_controllo/mozioni/pdf/moz339_8.pdf

http://www.infanzia-adolescenza.marche.it/numeri_e_parole_03.asp

La sperimentazione era stata prevista con la l.r. 9/03 e con il Reg.13/04:

v.http://www.servizisociali.marche.it/AREETEMATICHE/InfanziaeAdolescenza/Normativa/Regionale/tabid/1122/Default.aspx

Altre Regioni hanno esperienze già avviate e spiegano per filo e per segno come fare per aprire una struttura, per contattare strutture esistenti e formare gli operatori, oltre a specificare quale è il titolo di studio necessario, i requisiti strutturali degli alloggi, e come gestire gli adempimenti fiscali:

LOMBARDIA

http://62.101.84.161/spazioregione/SRINTERNET.nsf/0/268ddf526e3ba069c125716c0032ec8e?OpenDocument

VENETO

http://www.venetoperlafamiglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=177

Come si può capire, puntare sui nidi familiari significa non parificarli ai nidi comunali, ma introdurre deroghe che permettano per esempio di mettere a norma i locali e di acquisire una minima professionalità degli operatori senza costi eccessivi e senza mettere a rischio la sicurezza e la qualità del servizio.

Radio 24 ha recentemente dedicato una puntata della trasmissione “Salvadanaio” al tema dei finanziamenti per i nidi condominiali e alle difficoltà burocratiche che certe volte sono frapposte. E’ possibile ascoltare l’audio della trasmissione alla pagina, per farsi un’idea:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=asili-nido-mamme-lavoro-tagesmutter-famiglia-risparmio-neonati

I Comuni, in attesa della stabilizzazione della sperimentazione promossa dalla Regione, potrebbero sopperire alla domanda di servizi, autorizzando in via transitoria lo svolgimento delle attività di nido condominiale, nel quadro della sperimentazione, già in atto in alcuni Comuni, autorizzando singoli soggetti o gruppi organizzati all’interno di cooperative sociali o associazioni già esistenti o da costituire.

Il primo passo è quello di presentare un progetto dettagliato presso il Comune e quindi ottenere l’autorizzazione in via transitoria ad avviare il progetto, come sperimentale. Il Comune potrebbe opporre la mancanza di una specifica regolamentazione, e la necessità di far rispettare agli asili condominiali gli stessi gravosi standards strutturali ed organizzativi prescritti per gli asili nido nella normativa regionale. Se ciò accadesse, sarà necessario rimodulare il progetto, fino a trovare un accordo, in quanto sarebbe irragionevole sbarrare la strada ad un’iniziativa che ha il favore di tutta Europa (il fenomeno è diffuso non solo nell’Italia del Nord, ma soprattutto in Scandinavia e nel resto dell’Europa continentale).

Attualmente, i programmi dell’ambito territoriale sociale miseno e del Comune senigalliese non risultano ricomprendere questo tipo di sperimentazione, ma forse questo non è un buon motivo per non tenere in considerazione proposte innovative e finanziate. Bisognerebbe provare, nel comune interesse, a creare una rete di nidi familiari, come format, per chi lo vorrà applicare.

v. http://www.ambitoterritorialesociale8.it/

Alla luce dell’esperienza delle altre Regioni, e con il supporto di esperti indipendenti, riuniti nel Comitato, forse questa esperienza potrebbe decollare, anche a Senigallia, ed un progetto sperimentale magari proposto da un’associazione o da un gruppo di genitori potrebbe fare da volano per la nostra Regione e divenire buona prassi fattibile e sbloccabile, se sarà seguito dagli enti locali in ottica collaborativa e costruttiva, anche in modo da far intercettare i finanziamenti statali previsti, di cui è unanimemente avvertito il bisogno, in questo periodo di crisi.

Se nessuno si farà avanti, l’idea rimarrà sulla carta, in attesa di qualcuno che sappia coglierla.


FOCUS SULLA SCUOLA:

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE, NELLE FRAZIONI

La Corte Costituzionale con sentenza 200/2009 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due punti dell’art.64 del D.L. 112/2008, convertito in legge 133/08, che prevedevano una competenza statale sull’individuazione di criteri, tempi e modalita’ per il dimensionamento della rete scolastica, e misure necessarie a ridurre i disagi derivanti dalla chiusura o accorpamento di scuole nei piccoli Comuni.

Il testo della sentenza della Corte Costituzionale è pubblicato nella seguente pagina:

http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_ultimo_deposito.asp?sez=ultimodep&Comando=LET&NoDec=200&AnnoDec=2009&TrmD=&TrmM=

In altre parole, la Corte ha stabilito che lo Stato non può scendere nei dettagli su come e dove risparmiare, perché il dimensionamento scolastico va definito dalle Regioni, nel quadro degli obiettivi di risparmio e dei criteri generali di dimensionamento che lo Stato può definire, senza scendere troppo nel particolare, però.

Il sistema dell’istruzione, della formazione e del lavoro soffre per la politicizzazione intrinseca al sistema, per le cappe ideologiche che hanno a volte portato al conflitto a colpi di leggi, tra i promotori delle riforme volute dagli ultimi Governi, e per una disorganizzazione figlia del conflitto e del mancato decentramento delle competenze e delle funzioni.

Si prevede il taglio delle classi con meno di 14 alunni, si lasciano bidelli e insegnanti in soprannumero, in attesa di sapere cosa fare, e non si informatizzano gli istituti comprensivi.

Gli uffici scolastici sono le risorse da valorizzare ed accorpare, per risparmiare, e non le classi.

Gli istituti comprensivi potrebbero essere unificati e potenziati per dare più servizi di qualità ed informatizzati alle scuole e meno burocrazia cartacea inutile.

Si potrebbe avere anche nelle scuole un’amministrazione digitale e si potrebbero garantire risparmi ben superiori rispetto a quelli che derivano al taglio delle classi.

Invece di tagliare le classi, possono essere unificati gli uffici scolastici, che sono estremamente frammentati.

Si potrebbe così mantenere in essere tutte le scuole delle frazioni, che sono la ricchezza e la vita stessa che rinasce, nelle colline e nelle campagne.

Abbiamo un istituto comprensivo a Senigallia nord, uno a Senigallia centro ed uno a Senigallia sud, come se nel 2009 sia complicato per chi vive alla Cesanella, per esempio, spostarsi a Senigallia per un’iscrizione od una pratica scolastica.

Tre bilanci, tre Direttori, tre segreterie, tre siti internet, tre di tutto.

Unificando gli uffici, secondo un piano finalizzato a salvare le classi e la qualità dell’amministrazione scolastica, con una maggiore informatizzazione e mettendo a disposizione il personale liberato dai compiti finora gestiti “con la tripla” si potrebbero individuare risorse umane e soldi da destinare ai plessi, come referente per la didattica e per il coordinamento.

Gli investimenti per l’edilizia scolastica, per la didattica e per la formazione sono prioritari e fondamentali, per dare alle nuove generazioni la capacità di affrontare un mondo del lavoro sempre più selettivo e specializzato.

Il dimensionamento scolastico, come quello delle strutture sanitarie e sociali, e non solo, passa sempre attraverso dolorosi tagli alle classi, ai posti letto ed ai fondi sociali, e mai si accorpano o si unificano gli uffici, ce ne siamo accorti?

L’auspicio è che dopo la sentenza della Corte, alle Regioni sia permesso di razionalizzare ed informatizzare la burocrazia degli uffici frammentati e sovrapposti delle AATO, delle strutture sanitarie, sociali, scolastiche e non solo, lasciando stare in pace le scuole delle nostre frazioni che danno vita al territorio anche con il volontariato dei genitori e delle associazioni !


FOCUS CULTURA:

LA TUTELA DELLA VECCHIA CIMINIERA ALL’EX SACELIT

Viveresenigallia http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=207383 ha pubblicato un articolo in cui la Presidente della Provincia dichiara di trovare giusto che la vecchia ciminiera rimanga al suo posto come un topos architettonico che testimoni ai cittadini di oggi e di domani, come ai turisti di passaggio, la memoria delle nostre origini e della nostra identità.

La dichiarazione, secondo quanto riportato nell’articolo, è stata rilasciata dalla Presidente prima ancora che da rappresentante istituzionale, da figlia di chi in quella fabbrica ha trascorso una vita tra sudore e cemento, da donna che rivendica pienamente l’appartenenza ad una storia politica e sindacale alla quale si deve ciò che oggi Senigallia è e si appresta a divenire.

Una storia di progresso, continua l’articolo, che forse alcuni vorrebbero iniziata oggi o materializzatasi all'improvviso, di punto in bianco, priva di ogni ancoraggio con il passato.

Secondo la Presidente, la ciminiera è un simbolo che quella storia la rappresenta e sta lì fiero a ricordarcela e ci ricorda sì anni difficili, ma anche anni di intensa passione sociale e civile in cui si usciva dalla guerra con la rinnovata speranza di costruire un modello di società fondato sulla giustizia e la dignità del lavoro, anni delle lotte operaie per i diritti, per il salario, per la sicurezza.

In effetti, chi ignaro di tutto ciò passerà fra anni nella zona e vedrà una ciminiera, non bella esteticamente, non antisismica e vagamente collegabile alla produzione di cemento (se sopravviverà la scritta Italcementi), avrà forse nella mente un collegamento fra la produzione di cemento nel passato, il successivo declino dell’economia industriale, e l’odierna resurrezione di pochi con l’economia del mattone elitario che consuma il territorio.

Un ideale può essere rappresentato in molti modi, basta saperlo evocare bene.

Un’icona può avere doppi sensi se non ha una valenza architettonica.

Può suscitare reazioni opposte a quelle auspicate, se come pare sarebbero stati spesi trecento mila euro per la manutenzione, di questi tempi.

I Senigalliesi sanno distinguere e capire.

Chi non apprezza il valore estetico ed evocativo di quella ciminiera, e vorrebbe Amministratori intenzionati a chiedere la rimozione di quel “vincolo d’interesse storico e culturale”, saprà quindi farsi un’idea, di come è valorizzata la memoria storica di una città, oggi.

Per chi ha vissuto l’epoca delle conquiste sindacali, e quindi l’epoca successiva del sindacato che si è affermato come potere, e quant’altro è successo ancora dopo, ha un valore evocativo anche la visione di certi comparti edificatori che saranno col tempo vicini alla ciminiera.

Rappresentano il valore fondiario perseguito in forma imponente e per noi la voglia di lottare contro la speculazione edilizia, per non veder occupate da palazzoni le piccole porzioni di territorio che ci restano, quelle rimaste, verso l’entroterra.

Chi passeggerà per il Porto avrà di che riflettere, almeno.

DELIBERE E DETERMINE DEL COMUNE, IN BREVE

CONTRIBUTI COMUNALI Con delibera della Giunta comunale n. 139 del 23/6/09 il Comune ha assegnato un modesto contributo alle Associazioni A.Ge. Senigallia e MontiMar a fronte di iniziative di animazione organizzate da dette Associazioni:

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_139_GM.PDF

CONTRIBUTI PER EVENTI Con delibera 110 del 19/5/09 la Giunta patrocinia e stanzia un contributo per la manifestazione Summer Jamboree:

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_110_GM.PDF

CONCESSIONE DI UNA SEDE AD ASSOCIAZIONE SCACCHISTICA. Con la determina di cui appresso sono stati formalizzati gli aspetti relativi alla concessione di un locale ad un’associazione scacchistica ed altre clausole contrattuali accessive.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_679_DD.PDF

VERBALE D’ASTA DESERTA. La vendita del primo comparto edificatorio dell’area vicina al promesso ma non ancora forestato Parco della Cesanella è andata deserta al primo esperimento di asta e il relativo verbale è stato approvato.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_612_DD.PDF

MANUTENZIONE STRADALE. Con delibera n.112 del 21/5/09 il Comune approva il progetto relativo alla sistemazione di varie strade, e tra le altre quelle vicino Via A. Garibaldi, ma non è chiaro se l’intervento comprenda anche il disastrato e trafficatissimo viale IV Novembre, porta di acceso alla città per i turisti che arrivano dall’A14, affrontano una rotatoria (girano) e quindi il Viale dei Pini (dove sobbalzano per le buche) … fino a riposare, dopo la shakerata, in coda, ai semafori, sognando una vacanza meno trafficata, il prossimo anno.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_112_GM.PDF