venerdì 30 ottobre 2009

Come sono gestiti i fondi comunitari?

La Corte dei Conti – Sezione regionale di controllo – ha svolto un’indagine sull’utilizzo dei finanziamenti comunitari nella Regione Marche – periodo 2007 – 2008, approvata con delibera 146 del 25/9/09.
I progetti sono stati realizzati e liquidati per il 92,7% dei casi.
Esaminando le varie linee di intervento, è emersa (v.pag.79 del rapporto) una non adeguata ponderazione delle risorse rispetto alle aree territoriali.
Questo fenomeno, ad avviso della Corte, potrebbe derivare non tanto da carenze programmatorie da parte della Regione all’atto dell’attribuzione delle risorse, quanto piuttosto da una non uniforme diffusione delle conoscenze e competenze rispetto al necessario approccio tecnico progettuale, che caratterizza l’accesso ai fondi comunitari.
Infatti, poiché la redazione degli interventi supportati dai finanziamenti comunitari implica la predisposizione di un progetto da sottoporre al vaglio dei competenti uffici ai fini della sua approvazione, è evidente che una scarsa sensibilità verso le tecniche di progettazione, o una non adeguata padronanza delle stesse, finiscono per determinare un ostacolo per l’accesso, favorendo le situazioni più virtuose e diminuendo le risorse per le situazioni più bisognose (ove le tecniche di progettazione tendono a non avere spazio, a causa di situazioni di partenza non ottimali).
Per questo motivo, la Corte suggerisce di valutare la predisposizione di strumenti e mezzi per incrementare la diffusione delle conoscenze in materia di tecniche di progettazione per i finanziamenti comunitari, attraverso le opportune campagne di sensibilizzazione e/o corsi di formazione destinati alle categorie interessate.
La Corte raccomanda all’amministrazione la diffusione di servizi di assistenza per la predisposizione dei progetti, assegnando termini congrui tra l’emissione e la scadenza dei bandi, per favorire la maggiore partecipazione, soprattutto per quelle situazioni in cui la insufficienza di tecniche progettuali può divenire un ostacolo alla realizzazione di idee valide, e viceversa una forte attenzione per la progettualità può divenire uno strumento per drenare risorse a discapito di situazioni in cui le opportunità finanziarie avrebbero potuto rispondere ad effettive esigenze.
In sede di adunanza, i rappresentanti dell’amministrazione regionale hanno evidenziato che sono in corso ulteriori iniziative in materia: in particolare nel 2009 l'Autorità di gestione del Fesr ha stipulato appositi accordi, con due soggetti, Europe Direct Marche (Centro europeo che agisce come intermediario – in termini di comunicazione – tra l’Unione europea, i cittadini e le istituzioni a livello locale e regionale, operante presso l’Università degli studi di Urbino) e Enterprise (operante presso la Camera di commercio di Ascoli Piceno), per la realizzazione del piano di comunicazione sulle opportunità offerte nelle Marche dal FESR e dai fondi europei, rispettivamente per le azioni nei confronti della pubblica amministrazione e nei confronti delle imprese.
Tali strumenti non appaiono adeguati per la risoluzione delle criticità ravvisate dalla Corte dei Conti.
Ci sono molti altri problemi.
Per formare nelle imprese e negli enti locali dei tecnici capaci di progettare ed assistere chi intende presentare un progetto servirebbe un piano formativo ampio e specifico, che interessi le Università ed abbia l’obiettivo di creare una molteplicità di centri di assistenza e di progettazione, in modo da far combaciare le esigenze del territorio agli interventi progettati, e per evitare la formazione di oligopolistiche e costose elìte di esperti.
Attualmente sono pochi i centri di assistenza accreditati, i progettisti validi, sia dipendenti di P.A. sia privati.
Le priorità della programmazione territoriale non sono le stesse priorità che si ritrovano nei bandi.
Mancano le risorse economiche per i servizi primari della scuola, del sociale e della manutenzione del territorio.
L’UE finanzia prevalentemente investimenti per lo sviluppo che vadano al di là dei livelli essenziali delle prestazioni di servizi che gli Stati membri devono garantire con le entrate fiscali.
Quando mancano i servizi primari, è difficile trovare risorse pubbliche per cofinanziare gli investimenti ritenuti come prioritari nei programmi comunitari a gestione diretta, che non finanziano il 100% della spesa, e che le Regioni non possono cambiare.
Per un territorio in difficoltà economica, i rigidi schemi dei programmi comunitari sono diventati delle gabbie dalle quali è difficile uscire, e si può cercare di uscire dagli schemi pensando a nuove strategie formative ed organizzative.


Fonti informative:
http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Marche/Deliberazi/Anno-20091/deliberazione-n.-146-del-25-settembre-2009.doc_cvt.htm
http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Marche/Deliberazi/Anno-20091/deliberazione-n.-146-del-25-settembre-2009.doc

mercoledì 14 ottobre 2009

PROPOSTE PER MIGLIORARE LA QUALITA' DEI SERVIZI SANITARI
- di Giuseppe Gambelli e Claudio Piermattei

A Senigallia l'offerta complessiva dei servizi sanitari pubblici è qualitativamente buona, ma manca la possibilità di usufruire di alcune prestazioni mediche, per cui molti concittadini spesso devono recarsi a Pesaro ed Ancona, o in altre città, per curarsi.
La limitatezza delle risorse economiche trasferite alla nostra zona territoriale non permette la copertura finanziaria dei progetti finalizzati a migliorare l'offerta dei servizi.
Il personale medico ed infermieristico è contingentato, così che nei periodi feriali e di maggior afflusso turistico i turni divengono pesanti, sia per il personale, sia per i pazienti, tenuti a maggiori attese, specialmente al pronto soccorso.
Il rilancio della sanità senigalliese deve quindi passare attraverso soluzioni alternative, rispetto a quelle che presuppongono maggiori trasferimenti regionali e statali, dato che tutta la spesa pubblica attraversa una fase di tagli generalizzati, dovuti alla grave crisi finanziaria ed economica in corso.
Seguendo l'esempio della vicina Jesi, Senigallia potrebbe ampliare l'offerta di servizi sanitari, favorendo il potenziamento dei centri polispecialistici esistenti, che sono accreditati e convenzionati, specialmente per orientarli verso le prestazioni ambulatoriali e chirurgiche in settori in cui si registra una certa carenza di servizi: è il caso dell'allergologia, dell'endocrinologia, delle malattie infettive, di certi esami radiografici e della chirurgia plastica ed estetica, solo per citare alcune specialità per le quali la migrazione dei pazienti è maggiore.
Inoltre, per potenziare i servizi medici ed infermieristici dell'ASUR, è necessario attuare, con più fatti, le recenti riforme regionali che prevedono meno uffici amministrativi e più servizi, nel territorio.
Nel 2009 sembrerebbe logico, in qualsiasi azienda, gestire tutti i servizi amministrativi relativi agli appalti, alla tutela legale, ed altri, in un unico centro direzionale, nei limiti del possibile, lasciando decentrato nel territorio solo quello che al centro non si può fare.
Eppure molti politici rivendicano la necessità di mantenere decentrate alcune funzioni, come quelle delle gare d'appalto, che sono spesso accentrabili con evidenti economie di scala.
Razionalizzare i servizi amministrativi invece comporterebbe il vantaggio di poter investire maggiormente nei servizi infermieristici e medici: sono quelli che non abbiamo i servizi sanitari di cui abbiamo maggiore bisogno, e istituirli è possibile.