sabato 22 agosto 2009

COME FARE PER APRIRE UN NIDO CONDOMINIALE

di Simona Ciucani e Giuseppe Gambelli

A causa della forte espansione edilizia in corso, Senigallia sarà sempre più piena di condomini, e di mamme costrette a rinunciare al proprio tempo libero ed al lavoro a tempo pieno per seguire i figli in tenera età, perché non tutti trovano un posto al nido comunale e possono permettersi una retta per il nido privato di 3-400 euro, avendo il reddito superiore alla bassa soglia ISEE.

Malgrado ciò, non è ancora decollata l’esperienza dei nidi condominiali.

Non risultano esperienze in atto né elenchi di operatori accreditati e beneficiari degli appositi contributi statali, a differenza di quanto accade in altre realtà, come il Veneto che ha il sito istituzionale www.venetoperlafamiglia.it

I nidi condominiali costano meno perchè possono utilizzare gli appartamenti come aule, e i vicini come volontari, con standards organizzativi meno rigorosi.

Mentre in Veneto e Lombardia le regole per i nidi condominiali sono prestabilite, in altre Regioni fra cui le Marche occorre presentare un progetto e farlo approvare.

Nelle Marche è in corso una fase di sperimentazione, che era stata prevista con la l.r. 9/03 e con il Reg.13/04.

Altre Regioni invece hanno esperienze già avviate e spiegano per filo e per segno come fare per aprire una struttura, per contattare strutture esistenti e formare gli operatori, oltre a specificare quale è il titolo di studio necessario, i requisiti strutturali degli alloggi, e come gestire gli adempimenti fiscali. Pertanto in quelle realtà il fenomeno è in espansione:

cfr.http://62.101.84.161/spazioregione/SRINTERNET.nsf/0/268ddf526e3ba069c125716c0032ec8e?OpenDocument
http://www.venetoperlafamiglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=177

Le Regioni che puntano sui nidi condominiali prevedono chiaramente delle deroghe che permettano per esempio di mettere a norma i locali senza spendere troppo e far acquisire una minima professionalità agli operatori senza costi eccessivi e senza mettere a rischio la sicurezza e la qualità del servizio.

Risultato: da noi mancano i nidi condominiali e nella nostra Regione i familiari e i genitori si arrangiano, e pagano i 300 euro, se lavorano e non trovano un posto nei nidi comunali.

Chi non può permettersi di pagare una retta per il nido dovrebbe poter accedere all’opportunità di lavorare insieme ad altre mamme e gestire un nido familiare, non tanto per avere un guadagno in concorrenza con gli altri operatori del terzo settore, ma almeno per far risparmiare qualcosa chi ha poca disponibilità economica.

La famiglia non è un lusso, ma la risorsa fondamentale in cui investire per un futuro migliore, per tutti.

Per promuovere progetti sperimentali di nidi condominiali sarebbe necessario presentare un progetto sperimentale e confrontarsi preventivamente con l’ambito territoriale sociale e con la Regione.

Sono stati addirittura stanziati di recente dei finanziamenti statali per le Regioni in modo da incentivare e favorire lo sviluppo e la sperimentazione dei nidi familiari o condominiali.


cfr.
http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2009/06/25/19_A.php?uuid=c8e97dbc-614a-11de-9575-32a4fea0782f&DocRulesView=Libero


Radio 24 ha recentemente dedicato una puntata della trasmissione “Salvadanaio” al tema dei finanziamenti per i nidi condominiali e alle difficoltà burocratiche che certe volte sono frapposte. E’ possibile ascoltare l’audio della trasmissione alla pagina:


http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=asili-nido-mamme-lavoro-tagesmutter-famiglia-risparmio-neonati


I Comuni, in attesa della stabilizzazione della sperimentazione promossa dalla Regione, potrebbero sopperire alla domanda di servizi, autorizzando in via transitoria lo svolgimento delle attività di nido condominiale, nel quadro della sperimentazione, già in atto in alcuni Comuni marchigiani, autorizzando singoli soggetti o meglio gruppi organizzati all’interno di cooperative sociali o associazioni già esistenti o da costituire.


Il primo passo è quello di presentare un progetto dettagliato presso l’Ambito sociale o il Comune e quindi ottenere l’autorizzazione in via transitoria ad avviare il progetto, come sperimentale.

Il Comune o chi per lui potrebbe opporre la mancanza di una specifica regolamentazione, e la necessità di far rispettare agli asili condominiali gli stessi gravosi standards strutturali ed organizzativi prescritti per gli asili nido nella normativa regionale.

Se ciò accadesse, si potrebbe rimodulare il progetto, fino a trovare un accordo, in quanto sarebbe irragionevole sbarrare la strada ad un’iniziativa che potrebbe avere finanziamenti pubblici e che ha il favore di tutta l'Europa (il fenomeno è diffuso non solo nell’Italia del Nord, ma soprattutto in Scandinavia e nel resto dell’Europa continentale).


Attualmente, i programmi sociali non risultano ricomprendere questo tipo di sperimentazione, ma forse questo non è un buon motivo per non tenere in considerazione le migliori proposte innovative e finanziabili.

Un obiettivo perseguibile potrebbe quindi essere quello di creare una rete di nidi familiari, con il supporto tecnico di un'Associazione o di una Cooperativa che sia interessata alla promozione di questa opportunità, che è finanziata e che sarebbe gradita a molti.


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