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martedì 4 agosto 2009

A PROPOSITO DI CONFERENZE...

...Riflessioni sull’intervento del Prof. Paolo Berdini dell’Università di Roma Tor Vergata al convegno organizzato dal Comitato Versus Complanare a San Rocco il 24/7/09 u.s.


- di Giuseppe Gambelli segretario comunale UdC



La prassi degli accordi di programma per modificare gli strumenti urbanistici in deroga alle regole edilizie che formano il piano regolatore, e gli altri strumenti urbanistici, rappresenta il principale metodo mediante il quale ai Comuni italiani è stata concessa una grande discrezionalità: quella di poter accogliere o non accogliere le richieste dei privati di accordo per poter costruire sui fondi agricoli con una vocazione edificatoria, ossia non soggetti a vincoli inderogabili e idrogeologici, o ambientali, paesaggistici ovvero di interesse storico o culturale.

La discrezionalità può spingersi fino a derogare agli standards urbanistici di cui al D.M. 1444/68 laddove questi prevedono che gli strumenti urbanistici debbano riservare una parte del territorio alle destinazioni d’uso ad interesse pubblico, come parchi e giardini, mentre resta inderogabilmente tutelata l’esigenza di mantenere una minima ampiezza per le strade, a seconda di come sono classificate, e di mantenere le fasce di rispetto stradale nonchè una dotazione minima di parcheggi, a servizio delle varie tipologie di insediamento.

Le strade sono disciplinate da disposizioni inderogabili ancora presenti nel Codice della Strada, mentre gli standards inderogabili relativi ai parcheggi sono definiti da varie leggi statali e regionali inderogabili, tra cui la nota legge Tognoli (122/89).

La modifica della destinazione d’uso da agricola a residenziale apporta un profitto notevole al proprietario, e quindi chi ha un grande capitale da investire vede nella speculazione edilizia la possibilità di realizzare guadagni di gran lunga superiori a quelli che si ottengono investendo nel settore dell’industria, del commercio, dell’agricoltura, e nelle altre attività che producono valore aggiunto e lavoro, senza necessariamente consumare il territorio, come invece avviene quando si cementifica una zona verde.

Per avere la modifica della destinazione d’uso ed il relativo guadagno, l’immobiliarista deve ottenere semplicemente l’accordo di programma con il Comune e quindi ha l’esigenza di conquistare il consenso dei suoi amministratori.

La metodologia utilizzata per arrivare a questi accordi è la più varia e prende il nome di “urbanistica contrattata”.

Per realizzare un opera di interesse pubblico si può utilizzare l’accordo di programma, se invece la modifica della destinazione d’uso è funzionale all’avvio di un’impresa, si può andare in variante con la procedura semplificata prevista per lo sportello unico per le imprese. In assenza di questi presupposti, serve una variante al piano regolatore.

Le varie procedure saranno dettagliatamente commentate nella successiva esposizione.

Gli accordi possono prevedere varie contropartite per il Comune tra le quali la più frequente è la realizzazione di opere di urbanizzazione, come le strade, le fognature, e le reti della pubblica illuminazione, del gas, dell’informatica eccetera, anche per importi più alti di quelli poco rivalutati che sono stati stabiliti dalla normativa regionale e comunale come contributo di costruzione.

Altre possibili contropartite degli accordi sono la manutenzione delle opere di urbanizzazione, la cessione al Comune di una parte degli alloggi che si prevede di realizzare, o la cessione di alloggi ai soggetti espropriati, per compensarli per l’eccessivo sacrificio imposto per l’esproprio, in rapporto al guadagno del costruttore e del Comune.

Esistono poi gli accordi non scritti, perché è notorio che se un’impresa salva dal fallimento una squadra di calcio o meno venalmente aiuta un’associazione filantropica, avrà di fatto il diritto a riscuotere in termini politici il credito e la stima conquistata presso i cittadini.

Sul piano formale, l’accordo di programma in variante agli strumenti urbanistici, che è stato voluto dal Legislatore, in nome della semplificazione, è previsto dall’art.34 d.lgs. 267/00.

L’accordo di programma produce automaticamente gli effetti della variante urbanistica e della dichiarazione di pubblica utilità, ai fini dell’avvio delle procedure espropriative per le opere pubbliche.

La Regione Marche, come le altre Regioni, ha recepito la normativa sugli accordi di programma con una propria normativa, che nel nostro caso è l’art.26 bis della legge regionale 34/92, modificata con la l.r. 16/05 e ha attribuito la competenza a promuovere l’accordo al Sindaco, o al Presidente della Provincia o della Regione, a seconda che l’intervento sia di interesse comunale, provinciale o regionale. Per far diventare gli appartamenti come un qualcosa di pubblico interesse, in certi casi è bastato inserire le nuove edificazioni nel quadro di un piano di riqualificazione di una piazza o di un centro storico, per cui tutto può diventare in teoria materia di accordo di programma, perché l’interesse pubblico che legittima la procedura semplificata, se non c’è, si trova, come corrispettivo per un privato che sarà tenuto a realizzare opere pubbliche in cambio di maggiori volumetrie riconosciute, o altro.

La procedura di accordo è molto più agile rispetto a quella ordinariamente prevista per l’approvazione dei piani regolatori e delle sue varianti e la partecipazione degli interessati al procedimento è assicurata con disposizioni che disciplinano la partecipazione dei proprietari espropriati (art.11 DPR 327/2001 ed art.7, legge 241/90), mentre con la conferenza di servizi ai sensi dell’art.10 della legge 327/01 è una fase successiva dell’iter per l’approvazione dell’opera, se è l’opera è pubblica.

Le Province hanno cercato di frenare l’uso eccessivo degli accordi di programma, esprimendo parere negativo nei casi di incoerenza dei progetti comunali con la programmazione di competenza.

Questo meccanismo ha portato al sacrificio del territorio di tutti, per il bene degli enti locali e delle imprese, ma non solo di essi.

Andando a ritroso, nel percorso delle strategie politiche della seconda Repubblica, si può cogliere il senso dell’operazione che ha portato al massimo decentramento delle competenze ai Comuni in nome della semplificazione.

Con la legge 59/97, con la legge regionale 10/99 e con il d.lgs 112/98 è stato dato l’avvio ad un massiccio decentramento di funzioni agli enti locali, che è servito allo Stato per liberarsi di competenze e funzioni che il debito pubblico non consentiva più di mantenere in forma centralistica.

Con la legge 127/97 è stato eliminato il controllo indipendente dei Comitati regionali di controllo e dei Segretari comunali, controllo criticabile e perfezionabile, ma che non andava eliminato.

Altre disposizioni come la Riforma del Titolo V° della Costituzione (L.C. 3/2001), hanno completato l’opera di esautoramento dei controlli preventivi di organi esterni sugli enti locali, e ad oggi anche la Corte dei Conti è stata ridimensionata, potendo condannare gli amministratori solo per ipotesi di responsabilità per dolo o colpa grave, per non parlare del recente condono della responsabilità erariale.

Al controllo esterno, è subentrato un controllo interno, nei Comuni, spesso definito anche come “autocontrollo”, e l’esperienza ha mostrato che sono meno incisivi i controlli svolti da organi come il nucleo di valutazione interno o i revisori, i cui membri sono scelti e pagati da chi dovrebbe essere controllato, ossia dall’Amministrazione, nella persona del Sindaco, che può nominare e revocare gli Assessori, con una semplice lettera.

Nella P.A. i controlli interni di cui al d.lgs 268/99 non funzionano perché gli enti pubblici non hanno il contrappeso dei soci, degli azionisti e del Tribunale, ma hanno di contro un TAR che prevede procedure più complesse e costose.

I Sindaci rispondono agli elettori, ma gli elettori sono anche quelli che cercano gli accordi, e un accordo con il comune conviene, più che una sfiducia.

Ecco svelato il “sistema”. Ogni riferimento a fatti e persone non è voluto, perché oggetto della relazione sono le leggi astratte italiane, che sono permissive e sono state volute dai partiti di entrambi gli attuali schieramenti.

A ciascuno la possibilità di fare paragoni come meglio crede con la realtà che legge e vede tutti i giorni.

Singole leggi come quelle per la riforma del reato di abuso d’ufficio e del falso in bilancio rendono poi più marginali le ipotesi in cui si può ipotizzare la responsabilità di un amministratore pubblico o di una società pubblica in house.

Le riforme che riducono il potere di svolgere intercettazioni telefoniche riducono il rischio di veder compromessa l’immagine di chi cerchi accordi in ogni modo, o altro.

Per l’immagine, si può acquistare anche la proprietà dei mezzi di informazione, o far vivere gli editori con la pubblicità nei mass media, e i clienti sponsor se pagano difficilmente sono attaccati.

Tutto questo gira intorno al danaro.

La conclusione è che è venuto a mancare il contrappeso al potere assoluto dei Sindaci, ed i Sindaci hanno pagato storicamente questo dono con gli oneri di aver avuto molte funzioni da gestire e poca autonomia fiscale per far quadrare i conti.

Il pareggio finora è arrivato con lo sfruttamento del territorio.

Sarebbe il caso di porre fine a questa tendenza iniziando dal potenziamento dei controlli esterni e preventivi, e quindi imponendo una radicale semplificazione organizzativa al sistema della P.A. centrale e locale. Abbiamo troppi enti locali, è impossibile elencarli in questa sede.

Con le riforme, si potrebbe iniziare a rendere obbligatoria la formazione di un’unica associazione fra comuni per gestire tutti i servizi in un dato territorio con una visione più unitaria, con minore attenzione per i cari orticelli di potere, e con una programmazione meno frammentata grazie alle economie di scala che discendono dal vero associazionismo fra enti locali.

sabato 25 luglio 2009

SARDELLE, SGOMBRI, PANNOCCHIE E SEPPIE

Nel Foro Annonario e nei suoi paraggi si vende da oggi pesce fresco, e non solo.

Le allegorie nel Forum saranno il sale nel brodetto dei nostri vizi e delle nostre virtù, raccontato per capire, nutrire e magari cambiare, con tonno al naturale, con un po’ di passata e con dita in tastiera, aggiungendo sardelle q.b., a destra e manca. Chi seppe fu il gigolò e spigolò uno zuppo di terra per scrivere con l’inchiostro marrone, fino ad accendere per lo strofinio un fuoco lento e pennivendolo. Verità a scottadito, campate in aria, cotte e mangiate, appena uscite dall’acqua, a crepapelle, spine sgombre e cocce di pannocchia comprese.

E’ facile scrivere delle inefficienze e della cattiva amministrazione nell’amministrazione privata ed in quella pubblica, locale e non solo, e di questa situazione di crisi economica e sociale. E’ facile lasciarsi andare e trovare ampio consenso sulla constatazione ovvia degli effetti della crisi che vediamo tutti i giorni.

Più difficile, ma utile, è attirare l’attenzione ed indagare alla radice il problema della stasi e della rassegnazione che viviamo, e delle difficoltà oggettive che si trovano per vivere semplicemente del proprio lavoro, per avviare un’attività o per mantenere in vita i servizi pubblici fondamentali, e realizzare la nostra personalità fino a sentirci attori del nostro destino.

Lo scopo dell’operazione di ricerca e di analisi che sarà documentata in queste pagine, comunicato dopo comunicato, è quello di enucleare in forma scientifica e non astratta i nostri problemi veri, in modo da capire, questa sarà la conclusione, che dovremmo tutti curare maggiormente gli interessi collettivi. Questo è ciò che manca. Manca la partecipazione democratica attiva, e in questo silenzio predomina l’individualismo. I problemi comunali, e non solo, si risolvono rimboccandoci le maniche, tutti, e partecipando attivamente, nelle associazioni o dove preferite.

Il Forum aspetta ardentemente quindi adesioni dai Senigalliesi interessati ad impegnare il proprio senso civico in una delle azioni che proporremo.

Per agire serve tempo, e la famiglia ed il lavoro lo assorbono quasi per intero, è vero.

Ecco perché il primo comunicato è dedicato alle problematiche locali dell’infanzia e della scuola.

Ne seguiranno altri, specialmente sulla Complanare, sulla superfetazione di svincoli inutili che costellano il progetto, che potrebbero favorire la nascita di altre case e altro traffico, poi scriveremo tutta la verità documentata che potremo sull’urbanistica che conosce una memorabile espansione edilizia, e fotograferemo il deserto totale che contraddistingue tutto il resto dell’economia locale.

Ma il primo focus come anticipato è dedicato ai bambini, il futuro del mondo, e ad un assente ingiustificato, dai condomini in cui viviamo: il nido familiare.

Chi l’ha visto?


FOCUS SOCIALE:

PERCHE’ E’ COMPLICATO APRIRE UN NIDO CONDOMINIALE O FAMILIARE ?

A causa dell’eccessiva espansione edilizia, Senigallia sarà sempre più pervasa da condomini, e da mamme costrette a rinunciare al proprio tempo libero ed al lavoro a tempo pieno per seguire i figli in tenera età, perché non tutti possono permettersi una retta per il nido, pur avendo il reddito superiore alla soglia ISEE utile, eppure non è ancora decollata l’esperienza dei nidi condominiali, forse per difficoltà burocratiche, o forse per altre ragioni.

Per quanto riguarda la Regione, la Provincia ed il Comune, non risultano reperibili e dettagliatamente documentate, nei siti istituzionali, esperienze in atto o elenchi di operatori accreditati e beneficiari degli appositi contributi statali, a differenza di quanto accade in altre realtà, leggere per credere: www.venetoperlafamiglia.it

Soprattutto non è chiaro, né divulgato, cosa bisogna fare per aprire questa attività, come attrezzare i locali, come gestire i collaboratori, e dove formarli professionalmente. Risultato: mancano i nidi condominiali e familiari e i genitori si arrangiano.

Alla faccia degli aiuti alle famiglie!

Per puro spirito civico di servizio, sono di seguito gratuitamente riportate le azioni che servirebbero per avviare una sperimentazione ed aprire uno o più nidi familiari, che rendano magari gli abitanti dei condomini più aperti alla socializzazione fra loro, offrendo a tutti la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro, grazie all’unione, che fa la forza.

Chi non può permettersi di pagare una retta per il nido dovrebbe poter accedere all’opportunità di lavorare insieme ad altre mamme e gestire un nido familiare, non tanto per avere un guadagno in concorrenza con gli altri operatori del terzo settore, ma almeno per far risparmiare dei soldi a chi ne ha pochi, nella logica del baratto del tempo e del danaro fra chi non riesce a mandare avanti una famiglia senza un minimo di auto sostegno, e senza rinunciare al lavoro.

La famiglia non è un lusso, ma la risorsa fondamentale in cui investire per un futuro migliore.

Nei siti internet sotto indicati sono reperibili tutte le informazioni utili per dare un’idea della questione; per portare avanti la battaglia per la creazione a Senigallia di una rete di nidi familiari avremmo esperti volontari disponibili a redigere progetti e relazioni, e ci servono gruppi di condòmini o associazioni determinati ed interessati ad avviare una sperimentazione su ampia scala e presentare un progetto in Comune, nei termini che saranno nel prosieguo spiegati.

La questione non è di poco conto, perché sono stati recentemente stanziati finanziamenti statali per le Regioni in modo da incentivare e favorire lo sviluppo e la sperimentazione dei nidi familiari o condominiali:

v. http://job24.ilsole24ore.com/news/Approfondimenti/2009/06/25/19_A.php?uuid=c8e97dbc-614a-11de-9575-32a4fea0782f&DocRulesView=Libero

Nelle Marche è in corso una fase di sperimentazione:

http://www.consiglio.marche.it/banche_dati_e_documentazione/atti_di_indirizzo_e_controllo/mozioni/pdf/moz339_8.pdf

http://www.infanzia-adolescenza.marche.it/numeri_e_parole_03.asp

La sperimentazione era stata prevista con la l.r. 9/03 e con il Reg.13/04:

v.http://www.servizisociali.marche.it/AREETEMATICHE/InfanziaeAdolescenza/Normativa/Regionale/tabid/1122/Default.aspx

Altre Regioni hanno esperienze già avviate e spiegano per filo e per segno come fare per aprire una struttura, per contattare strutture esistenti e formare gli operatori, oltre a specificare quale è il titolo di studio necessario, i requisiti strutturali degli alloggi, e come gestire gli adempimenti fiscali:

LOMBARDIA

http://62.101.84.161/spazioregione/SRINTERNET.nsf/0/268ddf526e3ba069c125716c0032ec8e?OpenDocument

VENETO

http://www.venetoperlafamiglia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=82&Itemid=177

Come si può capire, puntare sui nidi familiari significa non parificarli ai nidi comunali, ma introdurre deroghe che permettano per esempio di mettere a norma i locali e di acquisire una minima professionalità degli operatori senza costi eccessivi e senza mettere a rischio la sicurezza e la qualità del servizio.

Radio 24 ha recentemente dedicato una puntata della trasmissione “Salvadanaio” al tema dei finanziamenti per i nidi condominiali e alle difficoltà burocratiche che certe volte sono frapposte. E’ possibile ascoltare l’audio della trasmissione alla pagina, per farsi un’idea:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=asili-nido-mamme-lavoro-tagesmutter-famiglia-risparmio-neonati

I Comuni, in attesa della stabilizzazione della sperimentazione promossa dalla Regione, potrebbero sopperire alla domanda di servizi, autorizzando in via transitoria lo svolgimento delle attività di nido condominiale, nel quadro della sperimentazione, già in atto in alcuni Comuni, autorizzando singoli soggetti o gruppi organizzati all’interno di cooperative sociali o associazioni già esistenti o da costituire.

Il primo passo è quello di presentare un progetto dettagliato presso il Comune e quindi ottenere l’autorizzazione in via transitoria ad avviare il progetto, come sperimentale. Il Comune potrebbe opporre la mancanza di una specifica regolamentazione, e la necessità di far rispettare agli asili condominiali gli stessi gravosi standards strutturali ed organizzativi prescritti per gli asili nido nella normativa regionale. Se ciò accadesse, sarà necessario rimodulare il progetto, fino a trovare un accordo, in quanto sarebbe irragionevole sbarrare la strada ad un’iniziativa che ha il favore di tutta Europa (il fenomeno è diffuso non solo nell’Italia del Nord, ma soprattutto in Scandinavia e nel resto dell’Europa continentale).

Attualmente, i programmi dell’ambito territoriale sociale miseno e del Comune senigalliese non risultano ricomprendere questo tipo di sperimentazione, ma forse questo non è un buon motivo per non tenere in considerazione proposte innovative e finanziate. Bisognerebbe provare, nel comune interesse, a creare una rete di nidi familiari, come format, per chi lo vorrà applicare.

v. http://www.ambitoterritorialesociale8.it/

Alla luce dell’esperienza delle altre Regioni, e con il supporto di esperti indipendenti, riuniti nel Comitato, forse questa esperienza potrebbe decollare, anche a Senigallia, ed un progetto sperimentale magari proposto da un’associazione o da un gruppo di genitori potrebbe fare da volano per la nostra Regione e divenire buona prassi fattibile e sbloccabile, se sarà seguito dagli enti locali in ottica collaborativa e costruttiva, anche in modo da far intercettare i finanziamenti statali previsti, di cui è unanimemente avvertito il bisogno, in questo periodo di crisi.

Se nessuno si farà avanti, l’idea rimarrà sulla carta, in attesa di qualcuno che sappia coglierla.


FOCUS SULLA SCUOLA:

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE, NELLE FRAZIONI

La Corte Costituzionale con sentenza 200/2009 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di due punti dell’art.64 del D.L. 112/2008, convertito in legge 133/08, che prevedevano una competenza statale sull’individuazione di criteri, tempi e modalita’ per il dimensionamento della rete scolastica, e misure necessarie a ridurre i disagi derivanti dalla chiusura o accorpamento di scuole nei piccoli Comuni.

Il testo della sentenza della Corte Costituzionale è pubblicato nella seguente pagina:

http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/scheda_ultimo_deposito.asp?sez=ultimodep&Comando=LET&NoDec=200&AnnoDec=2009&TrmD=&TrmM=

In altre parole, la Corte ha stabilito che lo Stato non può scendere nei dettagli su come e dove risparmiare, perché il dimensionamento scolastico va definito dalle Regioni, nel quadro degli obiettivi di risparmio e dei criteri generali di dimensionamento che lo Stato può definire, senza scendere troppo nel particolare, però.

Il sistema dell’istruzione, della formazione e del lavoro soffre per la politicizzazione intrinseca al sistema, per le cappe ideologiche che hanno a volte portato al conflitto a colpi di leggi, tra i promotori delle riforme volute dagli ultimi Governi, e per una disorganizzazione figlia del conflitto e del mancato decentramento delle competenze e delle funzioni.

Si prevede il taglio delle classi con meno di 14 alunni, si lasciano bidelli e insegnanti in soprannumero, in attesa di sapere cosa fare, e non si informatizzano gli istituti comprensivi.

Gli uffici scolastici sono le risorse da valorizzare ed accorpare, per risparmiare, e non le classi.

Gli istituti comprensivi potrebbero essere unificati e potenziati per dare più servizi di qualità ed informatizzati alle scuole e meno burocrazia cartacea inutile.

Si potrebbe avere anche nelle scuole un’amministrazione digitale e si potrebbero garantire risparmi ben superiori rispetto a quelli che derivano al taglio delle classi.

Invece di tagliare le classi, possono essere unificati gli uffici scolastici, che sono estremamente frammentati.

Si potrebbe così mantenere in essere tutte le scuole delle frazioni, che sono la ricchezza e la vita stessa che rinasce, nelle colline e nelle campagne.

Abbiamo un istituto comprensivo a Senigallia nord, uno a Senigallia centro ed uno a Senigallia sud, come se nel 2009 sia complicato per chi vive alla Cesanella, per esempio, spostarsi a Senigallia per un’iscrizione od una pratica scolastica.

Tre bilanci, tre Direttori, tre segreterie, tre siti internet, tre di tutto.

Unificando gli uffici, secondo un piano finalizzato a salvare le classi e la qualità dell’amministrazione scolastica, con una maggiore informatizzazione e mettendo a disposizione il personale liberato dai compiti finora gestiti “con la tripla” si potrebbero individuare risorse umane e soldi da destinare ai plessi, come referente per la didattica e per il coordinamento.

Gli investimenti per l’edilizia scolastica, per la didattica e per la formazione sono prioritari e fondamentali, per dare alle nuove generazioni la capacità di affrontare un mondo del lavoro sempre più selettivo e specializzato.

Il dimensionamento scolastico, come quello delle strutture sanitarie e sociali, e non solo, passa sempre attraverso dolorosi tagli alle classi, ai posti letto ed ai fondi sociali, e mai si accorpano o si unificano gli uffici, ce ne siamo accorti?

L’auspicio è che dopo la sentenza della Corte, alle Regioni sia permesso di razionalizzare ed informatizzare la burocrazia degli uffici frammentati e sovrapposti delle AATO, delle strutture sanitarie, sociali, scolastiche e non solo, lasciando stare in pace le scuole delle nostre frazioni che danno vita al territorio anche con il volontariato dei genitori e delle associazioni !


FOCUS CULTURA:

LA TUTELA DELLA VECCHIA CIMINIERA ALL’EX SACELIT

Viveresenigallia http://www.viveresenigallia.it/index.php?page=articolo&articolo_id=207383 ha pubblicato un articolo in cui la Presidente della Provincia dichiara di trovare giusto che la vecchia ciminiera rimanga al suo posto come un topos architettonico che testimoni ai cittadini di oggi e di domani, come ai turisti di passaggio, la memoria delle nostre origini e della nostra identità.

La dichiarazione, secondo quanto riportato nell’articolo, è stata rilasciata dalla Presidente prima ancora che da rappresentante istituzionale, da figlia di chi in quella fabbrica ha trascorso una vita tra sudore e cemento, da donna che rivendica pienamente l’appartenenza ad una storia politica e sindacale alla quale si deve ciò che oggi Senigallia è e si appresta a divenire.

Una storia di progresso, continua l’articolo, che forse alcuni vorrebbero iniziata oggi o materializzatasi all'improvviso, di punto in bianco, priva di ogni ancoraggio con il passato.

Secondo la Presidente, la ciminiera è un simbolo che quella storia la rappresenta e sta lì fiero a ricordarcela e ci ricorda sì anni difficili, ma anche anni di intensa passione sociale e civile in cui si usciva dalla guerra con la rinnovata speranza di costruire un modello di società fondato sulla giustizia e la dignità del lavoro, anni delle lotte operaie per i diritti, per il salario, per la sicurezza.

In effetti, chi ignaro di tutto ciò passerà fra anni nella zona e vedrà una ciminiera, non bella esteticamente, non antisismica e vagamente collegabile alla produzione di cemento (se sopravviverà la scritta Italcementi), avrà forse nella mente un collegamento fra la produzione di cemento nel passato, il successivo declino dell’economia industriale, e l’odierna resurrezione di pochi con l’economia del mattone elitario che consuma il territorio.

Un ideale può essere rappresentato in molti modi, basta saperlo evocare bene.

Un’icona può avere doppi sensi se non ha una valenza architettonica.

Può suscitare reazioni opposte a quelle auspicate, se come pare sarebbero stati spesi trecento mila euro per la manutenzione, di questi tempi.

I Senigalliesi sanno distinguere e capire.

Chi non apprezza il valore estetico ed evocativo di quella ciminiera, e vorrebbe Amministratori intenzionati a chiedere la rimozione di quel “vincolo d’interesse storico e culturale”, saprà quindi farsi un’idea, di come è valorizzata la memoria storica di una città, oggi.

Per chi ha vissuto l’epoca delle conquiste sindacali, e quindi l’epoca successiva del sindacato che si è affermato come potere, e quant’altro è successo ancora dopo, ha un valore evocativo anche la visione di certi comparti edificatori che saranno col tempo vicini alla ciminiera.

Rappresentano il valore fondiario perseguito in forma imponente e per noi la voglia di lottare contro la speculazione edilizia, per non veder occupate da palazzoni le piccole porzioni di territorio che ci restano, quelle rimaste, verso l’entroterra.

Chi passeggerà per il Porto avrà di che riflettere, almeno.

DELIBERE E DETERMINE DEL COMUNE, IN BREVE

CONTRIBUTI COMUNALI Con delibera della Giunta comunale n. 139 del 23/6/09 il Comune ha assegnato un modesto contributo alle Associazioni A.Ge. Senigallia e MontiMar a fronte di iniziative di animazione organizzate da dette Associazioni:

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_139_GM.PDF

CONTRIBUTI PER EVENTI Con delibera 110 del 19/5/09 la Giunta patrocinia e stanzia un contributo per la manifestazione Summer Jamboree:

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_110_GM.PDF

CONCESSIONE DI UNA SEDE AD ASSOCIAZIONE SCACCHISTICA. Con la determina di cui appresso sono stati formalizzati gli aspetti relativi alla concessione di un locale ad un’associazione scacchistica ed altre clausole contrattuali accessive.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_679_DD.PDF

VERBALE D’ASTA DESERTA. La vendita del primo comparto edificatorio dell’area vicina al promesso ma non ancora forestato Parco della Cesanella è andata deserta al primo esperimento di asta e il relativo verbale è stato approvato.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_612_DD.PDF

MANUTENZIONE STRADALE. Con delibera n.112 del 21/5/09 il Comune approva il progetto relativo alla sistemazione di varie strade, e tra le altre quelle vicino Via A. Garibaldi, ma non è chiaro se l’intervento comprenda anche il disastrato e trafficatissimo viale IV Novembre, porta di acceso alla città per i turisti che arrivano dall’A14, affrontano una rotatoria (girano) e quindi il Viale dei Pini (dove sobbalzano per le buche) … fino a riposare, dopo la shakerata, in coda, ai semafori, sognando una vacanza meno trafficata, il prossimo anno.

v. http://www.comune.senigallia.an.it/pubblinfor/delibere/originali/09_112_GM.PDF



sabato 18 luglio 2009

E' NATO IL FORUM

AL VIA L’ESPERIENZA DEL FORUM DELLE ASSOCIAZIONI SENIGALLIESI



Venerdì 17 luglio si è tenuta la prima riunione conviviale dei rappresentanti del Forum dei Comitati e delle Associazioni civiche di Senigallia, che ci ha consentito di avviare i primi contatti e di conoscerci, per unirci in un forum, che non sia una improbabile coalizione di movimenti, ma semplicemente una rete di partecipazione democratica attiva fra sensibilità diverse, tutte quelle che formano il nostro territorio.

Sarà più difficile, per chi decide, non ascoltarci, e far finta di niente, adesso che ci siamo uniti.

In attesa che il forum divenga, se del caso, un sito internet a sé, la sede virtuale del forum stesso, dove le associazioni potranno confrontarsi, è la rete internet dei siti di tutti i comitati e di tutti i bloggers che vorranno trattare, a siti unificati, i temi che ci interesseranno maggiormente.

Il progetto di un gruppo può diventare il progetto di tutti i gruppi, da oggi.

La proposta del forum partecipativo mira a farci lavorare insieme per lo sviluppo delle proposte delle associazioni, ad organizzare forme di protesta civile e a definire soluzioni ai problemi della città, iniziando dall’urbanistica e dalla sua espansione eccessiva, in rapporto alle esigenze dei residenti. Sull’esigenza di individuare un’idea di sviluppo alternativa per Senigallia, si è registrata una convergenza piena.

Il forum potrebbe vedere la partecipazione degli amministratori che desiderino porre le proprie proposte al vaglio delle associazioni, in modo da rendere più partecipata la formazione del programma, in questa fase terminale dell’esperienza delle Circoscrizioni.

Il Comitato pro Cesanella … e non solo darà spazio a tutto quello che riusciremo a produrre insieme, in termini di ricerca, proposta, analisi e critica costruttiva.

Quest’esperienza partecipativa del forum nasce dal basso, a differenza di altre (Circoscrizioni, Consiglio delle donne, Scuola di Pace, bilancio sociale e partecipato, Agenda 21, ecc…), e quindi ha un valore aggiunto connaturato, nel senso che è espressione dei valori della sussidiarietà, secondo i quali la partecipazione attiva dei residenti alla vita di un dato territorio è la prima forma di governo locale: mette in rete gli interessi collettivi da far valutare agli amministratori e da discutere con loro, mentre il Comune e gli altri Enti locali dovrebbero governarci ad un livello superiore per coordinare le varie forme di partecipazione attiva ed intervenire con i propri poteri nello svolgimento delle azioni e delle funzioni che presuppongono capacità e prerogative che le libere espressioni associative non hanno.

Il forum offre anche il valore aggiunto dell’aiuto reciproco, e quindi gli esperti che operano volontariamente in una singola associazione potranno accordare il supporto tecnico di analisi ad altre iniziative, e magari veder ricambiato l’aiuto con analoghi interventi da parte di esperti in altri campi.

I campi sono quelli delle questioni locali: l’espansione edilizia, il futuro del porto, il debito comunale, il rilancio dell’economia locale, del piccolo commercio, la difesa delle scuole, del diritto alla salute ed all’assistenza sociale, il diritto spesso negato ad accedere ad una casa a prezzi ragionevoli, l’integrazione degli immigrati e degli esclusi (tajati fòri alla senigalliese), la tutela dell’ambiente, possibilmente con i fatti, e non solo. Ecco svelato cosa significa, per noi, l’inciso “e non solo!”: crediamo nella partecipazione democratica attiva non strumentalizzata politicamente e la realizzeremo, fino a quando non avremo prodotto gli effetti positivi, che sono i nostri obiettivi.

Gli strumenti sono la ricerca, l’analisi specialistica di un problema che ne evidenzi le possibili soluzioni, ed individui le infiltrazioni ideologiche strumentali e le infiltrazioni affaristiche, per poi ricercare il consenso sulle azioni conseguenti, e quindi farle applicare, con i fatti.

Metteremo i risultati del nostro lavoro a disposizione di tutti, nel prevalente interesse al bene comune di tutti.





In conclusione, abbiamo avviato un’esperienza potenzialmente meno limitata di quella che può essere racchiusa all’interno di un Comitato o di un’Associazione, perché la prospettiva del confronto se ci unirà nel nome dell’esigenza di ricercare una sintesi, nel comune interesse, potrebbe far allontanare dal potere o mettere in difficoltà certi affaristi e chi usa la politica come strumento di potere assoluto.